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Strip e Casinò a Las Vegas

[da IL MANIFESTO del 14/03/06]


Marc_CooperDue libri, usciti di recente, parlano a modo proprio di Las Vegas. Si tratta di due libri molto diversi, eppure i quadri che offrono della città del peccato americana si integrano in maniera interessante. Si tratta di L’ultimo posto onesto in America del giornalista Marc Cooper (Fusi Orari, 219 p., € 15) e Vita da pornostar di Jenna Jameson (con Neil Strauss, Sonzogno, 458 p., € 19,90).

In realtà il secondo, la biografia della pornostar oggi forse più famosa al mondo, ne parla solo in parte: dove è descritto l’esordio come spogliarellista di Jenna Jameson al Crazy Horse Too, uno degli strip-club di Las Vegas. Jenna Jameson racconta di come proprio in uno di questi club si esibisse anche la madre, ai tempi del Rat Pack di Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis jr. e della gestione dei casinò da parte della mafia. E proprio lì la conobbe il padre, Larry Massoli, italoamericano e amico di Frank Sinatra. A sedici anni Jenna fugge di casa, va a convivere con un tattoo-artist e per campare inizia ad esibirsi al Crazy Horse Too. Quello che racconta del rapporto di amicizia ma anche di competizione con le altre ragazze, delle manie della clientela, del rapporto di lavoro economicamente non molto diverso da quello di una prostituta col proprio “protettore”, ma anche dei ritmi di lavoro allucinanti o dei problemi alla salute derivanti dal ballare per ore, è il lato opposto del mondo narrato da Marc Cooper come “cliente”.

Cooper ci racconta infatti come sia cambiata Las Vegas dall’epoca del Rat Pack all’oggi in cui la città, senza risentire inJenna_Jameson alcun modo della recessione mondiale, del trauma dell’11 settembre o delle guerre americane in Afghanistan ed in Iraq, si è progressivamente liberata dall’influenza della malavita organizzata per trasformarsi in un business consistente nel togliere in modo sempre più efficiente i soldi dalle tasche dei turisti e metterli in quelle dei proprietari dei vari casinò. Per questo, ci spiega Cooper, i locali come quelli dove Jenna Jameson ha iniziato la sua carriera sono sempre più penalizzati dai megacasinò dello Strip: è molto più semplice e redditizio svuotare le tasche dei turisti con slot machine colorate e rumorose e con giochi in cui le probabilità di vincita sono per loro sempre minori che non farli andare in un club a guardare danzare le ragazze e infilare loro dollari nella biancheria intima. Per questo le società internazionali che detengono la proprietà dei casinò dello Strip si sono alleate alla destra conservatrice e bigotta, incarnata da Frank J. Fahrenkopf, attuale presidente dell’American Gaming Association e già presidente del Comitato nazionale repubblicano più a lungo di chiunque altro nel ventesimo secolo. Pare che per la destra conservatrice sia maggiormente peccaminoso guardare ragazze nude che ballano piuttosto che giocare d’azzardo, ipocrisia più volte sottolineata pure da Jenna Jameson nella sua biografia. Questo ha come conseguenza che i casinò versano una cifra irrisoria in tasse e che la dipendenza da gioco d’azzardo sia una malattia scarsamente riconosciuta e per la cui cura e prevenzione sia l’amministrazione municipale che quella statale del Nevada versino le quote più basse in tutti gli Stati Uniti.

Las_VegasNon di meno il giudizio conclusivo di Cooper su Las Vegas è problematico ma non negativo: «In un periodo in cui […] l’americano medio non sa più se avrà ancora un lavoro il mese prossimo, se la sua assicurazione medica copre anche il suo mal di schiena o se l’ipoteca sulla casa basterà per pagare gli studi del figlio, e non può essere sicuro se nella sua azienda non stiano già ridiscutendo, a suo sfavore, i termini e le condizioni del suo trattamento di fine rapporto e del suo piano pensione… chi può dare dello stupido a qualcuno che cerca di giocarsi tutto puntando sul 18 rosso? È stato più furbo investire dieci anni di risparmi in titoli Enron o aver passato il tempo a studiare le probabilità di vincere al blackjack?» Anche dalla parte opposta del bancone, Las Vegas è uno dei posti migliori in cui lavorare, dove la sindacalizzazione è più alta, dove «persino le signore che fanno le pulizie possono ancora far parte del nuovo sogno americano, comprarsi casa e mandare i figli a scuola», dove ancora una ballerina in un locale di spogliarello può sognare di arrivare a dirigere un’azienda con il proprio nome. Certo ci sono prezzi elevati da pagare – il poco raccomandabile business dell’hardcore da una parte, l’assenza di ammortizzatori sociali dall’altra – ma non per questo, oggi più ancora che in passato, Las Vegas rimane la nuova frontiera per tanti americani.

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aprile 6, 2006 - Posted by | Uncategorized

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