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Recensione di Nel buio che precede l’alba di Joseph Boyden

(dal Manifesto del 12 novembre 2006)



Ci sono romanzi che si leggono tutti d’un fiato ed altri che invece hanno bisogno di una lettura lenta, decantata, centellinata. Non che i primi siano migliori dei secondi, o viceversa: è proprio che le rispettive modalità di lettura sono diverse. Nel buio che precede l’alba dello scrittore canadese Joseph Boyden (pubblicato da Sonzogno: 413 p., € 18) appartiene sicuramente alla seconda categoria. Ma non si creda, solo perché con esso è ardua la lettura-fiume e sono quasi obbligatorie pause di riposo e riflessione, che sia facile sospenderne la lettura. Anzi la necessità quasi “fisica” di prendere una pausa è strettamente collegata al desiderio di riprendere il filo della narrazione.

La necessità di pause è data da un lato dalla complessità dell’intreccio e dall’altro dalla vividezza e crudezza, dalla intensità di certe descrizioni.

Il buio che precede l’alba (in originale Three Day Road) intreccia tre periodi temporali differenti. La fine dell’800 in cui il Canada viene colonizzato dai bianchi e le tribù indigene vengono sconvolte dall’introduzione dell’alcol e della religione e la storia di Niska, figlia di un capo tribù cree che viene imprigionato e di fatto ucciso dagli europei per quello che per la loro etica è un omicidio, mentre nelle usanze cree è l’uccisione di un windigo, un essere umano che il freddo e la fame hanno fatto impazzire fino al punto di cibarsi di carne umana. Niska rifiuta la normalizzazione della sua tribù nella città costruita dagli europei e continua a vivere – come una “selvaggia” – nelle foreste ancora incontaminate dell’Ontario, educando alla caccia, alla pesca ed alle tradizioni della sua gente il figlio di sua sorella, Xavier. Il secondo periodo temporale è quello della Prima Guerra Mondiale, a cui Xavier, insieme all’amico Elijah, partecipa aggregato all’esercito canadese inviato nelle trincee francesi. Le abilità dei due nella caccia ne fanno degli abili cecchini, guardati con rispetto all’interno del proprio reparto e famosi anche in quelli alleati. Ma mentre Xavier si rinchiude sempre più in se stesso, Elijah, grazie alla propria natura maggiormente estroversa ed all’aiuto della morfina, diventa una vera e propria macchina da guerra infaticabile ed insaziabile di trofei tedeschi. Infine l’ultimo periodo è il ritorno a casa di Xavier, con una gamba amputata e la dipendenza da morfina ereditata dall’amico, che l’ormai anziana Niska cerca di curare rimettendolo a contatto con la natura e le tradizioni del suo popolo.

In particolare la descrizione degli orrori della guerra è talmente nitida ed anti-retorica da far reagire il lettore allo stesso modo di Xavier, ovvero ritirandosi da essa ed assistendo inorriditi alla carneficina sempre più esaltata compiuta dall’amico Elijah. E il culmine di tutto sta proprio qui: alla fine la follia della guerra trasforma Elijah in quello che il retaggio di Xavier riconosce con chiarezza: un windigo affamato di carne umana al di là delle necessità “razionali” del combattersi. E il viaggio di tre giorni allora è quello che nella sua tradizione compie l’anima per poter essere libera dal corpo, ma anche il percorso di guarigione che Xavier, guidato dalla zia, deve compiere per poter perdonare se stesso e continuare a vivere.

In questo senso Nel buio che precede l’alba è un romanzo epico, ma non nel senso greco-occidentale, di battaglie ed eroi, quanto in quello di riappropriazione del senso più profondo delle proprie tradizioni in un contesto il più possibile estraniante come la guerra.

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novembre 13, 2006 - Posted by | boyden

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