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Recensione di kids&revolution
(sul Manifesto del 28 febbraio 2007)


Louis Böde, l’autore di kids&revolution, appena pubblicato da Hacca (191 p., € 14), divisione di Halley editrice che si presenta come “tesa a raccogliere i segnali dell’antropologia del presente”, non è una persona ma un progetto fondato dallo scrittore Marco Mancassola (autore di Il mondo senza di me e Last love parade): una band creativa formata da uno scrittore, due musicisti (Sergio Bertin e Giacomo Garavelloni), due artisti visivi (Marco Rufo Perroni e Nicola Villa). In questo senso il libro non è che una dimensione del progetto completo (l’unica a pagamento) che prevede anche una colonna sonora e un video che si possono ascoltare/guardare/scaricare dal sito www.louisbode.com. Il libro è strutturato come una serie di racconti che il protagonista, ordinatore (in quanto bibliotecario) ma anche creatore di storie, narra al proprio carceriere, un uomo-donna dalla testa di ragno, per evitare che costui/costei lo immobilizzi e riduca la sua prigionia ad un monotono susseguirsi di giorni e notti accudito e pulito alla stregua di un lattante dopo averlo rapito, ridotto all’impotenza con una misteriosa iniezione e nascosto sotto al letto nel proprio appartamento. Le storie create dal prigioniero, che fanno fremere la mostruosa creatura e sperare che prima o poi gli torneranno forze sufficienti a ribellarsi, sono contemporaneamente malinconiche (malinconiche come le musiche composte per esse: una sorta di rock ambient) e crudeli, astratte nel loro fiancheggiare i confini tra il fantasy e l’horror ma assolutamente innervate nella realtà più oscura nell’oggi. Ad esempio il racconto sviluppato nel video disponibile è quello di un ragazzo normale, con una famiglia normale ed un cane normale, che un mattino, recandosi a scuola, viene rapito, i suoi organi espianti e il suo corpo, creduto morto, abbandonato in una discarica. Ma il ragazzo non è morto, si rialza e torna a casa, nudo, con grossolane cicatrici là dove i suoi organi sono stati tolti. Nessuno riesce più ad essere a proprio agio con lui e tutti lo evitano aggiungendo la solitudine al senso di vuoto al suo interno. I genitori gli comprano un nuovo cane che possa sostituire l’affetto del vecchio morto per il dolore della perdita. Ma il ragazzo, non avendo un cuore, lo maltratta e lo scaccia. Egli cresce così, isolato, fino a quando distingue in televisione il volto del chirurgo che lo ha derubato, che nel frattempo ha fatto fortuna politica. Da lui si fa dire chi ha illegittimamente beneficiato dei suoi organi per recuperarli tutti. Ma alla fine una volta tornato a casa li darà in pasto al cane con cui finalmente riuscirà a riappacificarsi.

Apparentemente terribile, la storia – come le atre presenti in kids&revolution: scuole trasformate in prigioni, zombi segregati in ghetti, ricchi che si rendono invisibili ai miserabili, ecc. – è narrata come una fiaba e, come in una fiaba, occorre guardare oltre la mostruosità dell’intreccio per riconoscere lo sguardo che indica gli angoli più nascosti e temibili della nostra società. Qui la tendenza a creare/crearci l’idea che in qualche modo le vittime siano le responsabili della propria condizione, mentre ad esempio nel racconto dove i ricchi sono invisibili, viene ribaltata l’ipervisibilità mediale dell’opulenza e di ricchi e potenti rimane visibile unicamente ciò che li qualifica tali (i beni), mentre il corpo, uguale a quello degli altri esseri umani, scompare per distinguersi definitivamente da essi.

Ancora più suggestive tali storie se viste attraverso il video (e occorre esprimere la speranza che altre vengano animate come quello del ragazzo che si riprese gli organi) o lette col sottofondo delle musiche appositamente composte, nell’attesa che l’ultima storia riesca a liberare il bibliotecario prigioniero dall’uomo-donna aguzzino mentre quest’ultimo sa che il prigioniero è il primo carceriere di se stesso.

Home Page della casa editrice Hacca

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marzo 9, 2007 - Posted by | luis bode, mancassola

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