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Recensione di:
James Lee Burke
Pioggia al neon

(Meridiano zero)
pubblicata sul Manifesto del 14 novembre 2007

Pioggia al neon è il primo romanzo dedicato da James Lee Burke al detective cajun Dave Robicheaux. Pubblicato originariamente nel 1987, il romanzo ha visto la luce per la prima volta in Italia per Baldini & Castoldi nel 1998 e viene ora ripubblicato con nuova traduzione da Meridiano Zero (286 p., € 15,00).

È interessante vedere, rileggendo la sua prima avventura, come si è evoluto il personaggio e il contesto dell’intrico di bayou della Louisiana, descritto da Burke in modo da riflettere consapevolmente quello di interessi economici e di potere, che ogni volta si trova a fronteggiare. In effetti ci sono cose diverse rispetto agli ultimi romanzi, su tutte il fatto che Dave è ancora nell’organico della polizia di New Orleans assieme al suo collega ed amico Cletus Purcel. Ma non cambia l’intreccio di rispettabilità e crudele malaffare contro cui Dave si scaglia a testa bassa. L’elemento che scatena gli eventi è il ritrovamento da parte di Dave, durante un tranquillo week-end di pesca, di quello che dopo essere stato scambiato per un alligatore in attesa sotto il pelo dell’acqua di un bayou si rivela essere il cadavere di una ragazza di colore. Le braccia martoriate di cicatrici fanno sì che venga accusato il suo spacciatore che però, prima di morire sulla sedia elettrica, confessa a Dave altri due omicidi – regolamenti di conti tra gang mafiose – per convincerlo di non essere il responsabile della morte della ragazza. Inizia così il testardo e doloroso (per lui e per chi gli sta vicino) processo che porterà Dave alla verità. Una verità che – e diventerà ricorrente nella serie ideata da Burke – guiderà il detective, accusato d’essere marxista per il suo prendersi a cuore i soprusi subiti da poveri e neri, a scoprire che l’omicidio della ragazza non è altro che un effetto secondario del traffico d’armi che dalla Louisiana parte in direzione dell’America centrale per armare e finanziare generali assassini e brutali torturatori.

A questo punto è utile ricordare che all’epoca della pubblicazione di The Neon Rain negli Stati Uniti era presidente Ronald Reagan proprio in quel periodo al centro degli scandali per il finanziamento dei contras nicaraguensi. E per la prima volta, ma già con lucidità estrema, Burke mostra come gli interessi della criminalità organizzata (ed in primis la droga) si vadano ad inestricabilmente fondere a quelli della destra reazionaria funzionando alla fine come uno schiacciasassi che passa senza distinzione sopra a poveri e sfruttati sia nord sia centro e sud americani.

Ma, come diventerà consueto, Dave paga cara la verità. Dovrà infatti vedersela non solo con i killer della mafia locale, ma anche con ex soldati degli squadroni della morte, torturatori di professione e disposti a tutto per non far fallire i loro traffici solo per aver ammazzato una prostituta tossicodipendente che aveva ascoltato troppo dei loro discorsi d’affari. E lo lasceremo alla fine del romanzo col fratello in fin di vita, con una ricaduta nell’alcolismo, con la rottura dell’amicizia con Clete, ed infine con le dimissioni dalla polizia per un lavoro apparentemente più tranquillo: il gestore di un negozio di esche sul bayou Teche…

Solo per scoprire nel seguente Prigionieri del cielo (secondo romanzo della serie, pubblicato nel 1994 da Baldini & Castoldi e portato sul grande schermo nel 1996 da Phil Joanou col titolo Omicidio a New Orleans con Dave interpretato da Alec Baldwin) che i suoi guai non sono finiti, ma solo cominciati.

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novembre 25, 2007 - Posted by | burke

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