Recensione di Rinascimento virtuale (Meltemi) pubblicata sul Manifesto del 25 maggio 2008

Rinascimento virtuale

Mario Gerosa, redattore capo di AD Architectural Digest, promotore del Progetto per preservare il patrimonio dell’Architettura Digitale (virtualarchitecturalheritage.blogspot.com) e fondatore della prima agenzia di viaggi per i mondi virtuali (www.synthravels.com), dopo il libro sui Mondi virtuali pubblicato con Castelvecchi nel 2006 e quello su Second Life pubblicato l’anno scorso con Meltemi, torna quest’anno con Rinascimento virtuale, sempre pubblicato da Meltemi, con una prospettiva più ampia rispetto agli altri due volumi. Se il primo era una ricognizione sui Massive Multiplayer Online Role Playing Game (MMORPG) e il secondo una approfondita analisi del fenomeno Second Life, nel nuovo libro Gerosa si pone l’obiettivo di capire in che direzione si muoverà il panorama e il popolo delle realtà sociali in rete, siano essi i mondi virtuali sociali (come Second Life), i MMORPG (come World of Warcraft) ed i social network (come MySpace). Con l’approccio già utilizzato nelle precedenti opere, cioè sia proponendo riflessioni personali sia riportando interviste di esperti e testimoni, Gerosa tenta di stabilire se Internet potrà nel prossimo futuro essere “governata” da artisti, persone di cultura, “umanisti”, piuttosto che da informatici e “tecnici” come è stato finora e in questo senso si spiega il titolo che vede alle porte un “rinascimento virtuale” in cui conteranno meno le performance informatiche rispetto alla rilevanza dei contenuti. I sintomi che Gerosa esamina di questo cambiamento in fieri sono i seguenti: la convergenza delle piattaforme, nel senso che sia possibile linkare contenuti presenti su piattaforme diverse (ad esempio portando il proprio blog in Second Life, o esportando oggetti da un MMORPG per utilizzarli altrove), ma anche nel senso di utilizzare il proprio avatar in diversi mondi virtuali/MMORPG/social network 3D; l’ascesa di una forma d’arte (Gerosa la chiama “postkitsch” e ne delinea pure un profilo estetico) tipica e consapevole del medium elettronico in cui opera; il turismo come attività ricreativa ma allo stesso tempo domanda che stabilizza ed uniforma l’offerta dei provider. In realtà l’approccio a questi elementi, sia da parte di Gerosa, sia da parte degli esperti intervistati (si va da Richard Allan Bartle, il creatore di MUD, il primo “multi-user dungeon”, e pioniere dell’industria dei MMORPG, a Colin Trethewey, Director of Media Relation di Weblo.com, un sito che vende le repliche virtuali di luoghi e attrazioni del mondo reale) è cauto e in alcuni casi anche critico. Ad esempio la “portabilità” dell’avatar in vari mondi virtuali avrebbe il sicuro pregio del possibile utilizzo nel turismo virtuale, o per le finalità di riconoscimento legate al business, ma ci sarebbe anche un lato negativo sicuramente non trascurabile: l’avatar verrebbe legato biunivocamente al suo proprietario e lo renderebbe riconoscibile, mentre oggi il bello di tale oggetto è che può permettere al creatore di utilizzarlo per essere altro da sé, e non a caso è stato ideato nei giochi di ruolo. In più, come sottolinea Giovanni Ziccardi, professore associato di informatica giuridica presso l’Università di Milano e fondatore del portale giuridico Net Jus: «La “mappa” culturale dell’attuale ambiente digitale, come è disegnata egregiamente […] da Mario Gerosa […] è pur troppo, tracciata sull’acqua. Il processo di mutamento di questa nuova forma di cultura che nasce dalle reti e dalle community è, infatti, talmente rapido che è praticamente impossibile “fissare” su qualsiasi supporto, tantomeno su quello cartaceo, nuovi trend e fenomeni originali che ogni ora nascono e si sviluppano in internet.» Libro inutile dunque? Tutto il contrario: estremamente importante non solo per “fotografare” lo stato dell’arte attuale della “società” di Internet, ma soprattutto per prendere coscienza delle possibilità che si stanno aprendo nel medium per nonMario Gerosa subirle in modo passivo, per cercare di far sì che l’evoluzione della rete non sia (unicamente) frutto delle scelte economiche legate alle grandi aziende, in primis americane, ma possa essere anche spinta dal basso, o perlomeno dalle élite intellettuali allo stesso modo in cui tali élite hanno promosso il cambiamento nelle città medievali a cui le provincie del web sono paragonate.

Blog di Mario Gerosa: http://mariogerosa.blogspot.com/

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