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50 ANNI DI SPIDER-MAN FESTEGGIATI CON UN NUOVO VIDEOGIOCO

In principio era il fumetto. Lee e Ditko i padri con Spider-Man non solo di un nuovo personaggio, ma di un nuovo modo di concepire il fumetto, principalmente quello super-eroistico. L’anno: il 1962. 50 anni festeggiati con il film di Mark Webb e il videogioco sviluppato da Beenox per Activision. Entrambi collegati come trama, ma se il primo è un “re-boot” della saga dell’arrampicamuri, il secondo è costruito come una sorta di seguito dove uno Spider-Man ormai consapevole delle proprie potenzialità deve combattere, con l’aiuto del prof. Connors (ancora confinato in prigione), un’epidemia di mutanti a New York causata dai nuovi esperimenti della Oscorp . Sia il film sia il gioco permettono, in prospettiva con la serie a fumetti, ma anche con altre derivazioni mediali come i cartoni animati, una riflessione su come la nuova grammatica inaugurata da Stan Lee (e Ditko, e Kirby e tutti gli altri disegnatori storici della Marvel) abbia influito sul fumetto in primis, ma a cerchi concentrici su tutte le altre forme mediali a cui ha contribuito. Fondamentalmente, rispetto al principale concorrente dell’epoca, la DC, la Marvel introduce una scansione del tempo delle proprie storie che è estremamente più frammentata, che penalizza la complessità orizzontale della trama a favore di una complessità verticale nella stratificazione della storie (apice di questo modo di impostare le sceneggiature il lavoro di Chris Claremont sugli X-Men). La cosa influenza ovviamente la scansione narrativa, paragonabile ad una “soap opera” in cui, nonostante il trascorrere del tempo e il relativo variare dei personaggi, il lettore è sempre di fronte ad un soggetto riconoscibile e relativamente omogeneo. Questo a differenza delle storie DC che, impostate su archi narritivi più lunghi e significativi, hanno bisogno periodicamente di essere in qualche modo “riazzerate”. Parrebbe dunque che il re-boot cinematografico dell’arrampicamuri faccia più parte di una grammatica diversa da quella tipica della Marvel, ed in parte è vero, essendo il medium cinematografico legato alla gestione di trame che devono svilupparsi in modo unitario per la durata del film con una chiusura relativamente coerente alla fine dello stesso. Non vale il discorso invece per il videogioco, la cui trama spesso rimane un pretesto per arricchire piuttosto che per sostenere il titolo. E il nuovo The Amazing Spider-Man non fa – purtroppo da un lato, per fortuna dall’altro – eccezione.

Purtroppo perché, pur avendo mutuato dinamiche di combattimento principalmente dall’acclamato da pubblico e critica Batman: Arkham AsylumThe Amazing Spider-Man non riesce mai a raggiungerne l’appeal, dovuto non solo agli scontri coi norboruti detenuti o coi supercriminali in funzione di boss, ma anche al richiamo continuo alle origini del protagonista ed ai suoi traumi, ai rapporti complessi coi personaggi, che non variano (per rimanere sempre gli stessi) da un episodio all’altro, ma che si approfondiscono sempre più nel tempo (pensiamo al maggiordomo Alfred, al commissario Gordon, ma anche con alcuni dei villain e su tutti, ovviamente, il Joker). Al contrario leggere Spider-Man è un po’ come guardare Un posto al sole: se te ne perdi pezzi consistenti (mesi o anni), ritrovi comunque un set di personaggi di cui al più devi ricostruire i rapporti (ad esempio nel film e nel videogioco Gwen Stacy, nel videogioco  Felicia Hardy e un Rhino che da energumeno con armatura si trasforma in energumeno geneticamente mutato, ecc.). Per questo motivo  rimane tutto sommato una lunga teoria di scontri coi cattivi con la possibilità sicuramente affascinante di sorvolare una New York costruita in modo assai realistico appesi a delle ragnatele (spesso a loro volta appese non si sa bene a cosa, come ad esempio quando “sorvoliamo” un parco).

Ma tutto sommato questa è anche da considerare una fortuna per un pubblico come quello dei ragazzini (a cui del resto è destinato il titolo) che si approccia al personaggio senza il furore filologico del fan azzimato e desidera dal gioco che gli riproponga gli scontri furiosi con personaggi assurdi e pericolosi che ha visto nel film, nei cartoni, magari anche nei fumetti che gli è capitato recentemente di leggere, senza dover per forza sorbirsi le vicissitudini trascorse dai protagonisti e necessarie per comprenderne i rispettivi comportamenti. Che gli proponga l’ebbrezza del librarsi tra grattaceli appesi alle ragnatele, non che gli suggerisca i drammi passati dei luoghi che visita. A questo pubblico semmai può andar stretta la relativa semplicità del titolo, che non impegna particolarmente né da un punto di vista delle combo disponibili, né dal punto di vista dei “quick time event” necessari per sconfiggere i boss.

[da Alias del 14 luglio 2012]

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luglio 15, 2012 - Posted by | spider-man, videogiochi | , ,

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