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L’attualità di DOOM

È stato recentemente ripubblicato Doom 3 in versione per PC, Xbox360 e PS3 in vista, dopo l’acquisizione di id Software da parte di ZeniMax Media (colosso che controlla già Bethesda creatori di Skyrim e Fallout), della realizzazione prevista per l’anno prossimo del nuovo Doom 4. Le recensioni lette in rete di Doom 3 BFG Edition si focalizzano principalmente su Doom 3, sottolineando come la ripulitura grafica non arrivi a scalfire quella dei giochi più recenti (del resto si tratta di un gioco del 2004), come i livelli aggiuntivi presenti non aggiungano granché al gameplay, come la soppressione dell’alternatività di torcia e arma (richiesta a gran voce dai giocatori dell’epoca, tanto da essere il punto centrale in una patch apposita) diminuisca pathos all’azione. In realtà l’elemento più significativo di questa nuova edizione mi sembra quello da tutti a malapena accennato, ovvero la presenza degli originali Doom e Doom II (e relativi livelli/episodi aggiuntivi).

Ricordiamo che Doom, uscito inizialmente per DOS nel 1993, fu fondamentalmente il creatore del genere degli sparatutto in prima persona (in inglese “first person shooter” da cui l’acronimo FPS) nonostante la presenza di predecessori tra cui in particolare Wolfenstein 3D sviluppato dalla stessa id. Ma Doom fu importante anche per altri due motivi: l’utilizzo della tecnica economica dello shareware (ti scaricavi gratis il primo episodio, se ti piaceva potevi comprare gli altri due) e la possibilità d’intervenire sul codice per crearsi propri livelli (attività definita “modification” da cui MOD), in particolare da utilizzare per il multiplayer in rete che rendeva il gioco ancor più attraente. In più i livelli labirintici, strapieni di mostri ipercolorati desiderosi d’impedirci d’arrivare all’uscita, hanno fatto sì che nascesse una nuova forma sportivo/espressiva legata ai videogiochi: gli “speedrun” ovvero i video dei più veloci completamenti di ciascun livello/episodio/gioco (segnalo in particolare il sito http://speeddemosarchive.com/). Sia Doom, sia il suo successore, hanno tuttavia oggi una grafica ed un gameplay fortemente limitati (la grafica a pixel grandi come mattoni e 2D – girando attorno ad un oggetto esso ci mostra sempre la medesima faccia -; ed il gameplay che vede la visuale libera unicamente lungo l’asse orizzontale essendo quello verticale – e quindi il “freelook” – bloccato) e quindi per certi versi parrebbe comprensibile questa mancanza d’attenzione e d’entusiasmo.

Ma devo ammetterlo: non ho mai terminato Doom 3 (nonostante abbia rigiocato più volte a Doom 1 e 2 e a relative espansioni e MOD). Per questo, più che per Doom 3, ho preso la Doom 3 BFG Edition proprio per Doom 1 e 2, per rigiocarci da solo e con i miei figli. Non è in realtà che contassi molto su quest’ultima eventualità dato che nessuno dei miei figli ama particolarmente il mio genere preferito di giochi, e se questo è comprensibile per il piccolo (5 anni) non lo è altrettanto per il grande (10) che trova assolutamente difficile gestire contemporaneamente movimento del corpo e della visuale mediante i due joystick analogici del pad. Ovviamente io leggo questa difficoltà legata al tipo di controller usato: sono della generazione per la quale il miglior controller per i videogiochi rimane la combinazione mouse+tastiera (nonostante che da anni ormai utilizzi quasi esclusivamente console per giocarci e quindi pad et similia). Ma non di meno volevo loro mostrare ciò che mi aveva spinto sulla china videoludica.

E – sorpresa! – Doom è stato un successo! In realtà dopo il primo impatto puramente grafico – “che schifo è???” – l’assurdità dei mostri e del loro ansimare/ringhiare/gorgogliare, la labirintica demenzialità dei livelli, l’ammiccante (quando non disfatto dal dolore) avatar del “doomguy”, la minor complessità del puntamento hanno toccato nel segno. Sia del piccolo che, pur non ancora in grado di gestire correttamente il pad a causa delle dimensioni delle mani, mi viene in braccio e demanda a me il movimento mentre riserva a se stesso l’attività di sparare ai mostri. Sia del grande che invece gestisce il tutto in felice autonomia. E comincia a diventar curioso anche degli altri, più recenti FPS che vede girare per casa.

E dunque parlare di Doom 3 BFG Edition non è tanto parlare di Doom 3, ma piuttosto sottolineare come Doom 1 e 2 siano tutt’altro che giochi “vintage” che possono interessare esclusivamente ai nostalgici. Di come riescono ad attrarre l’attenzione anche di giocatori abituati alla grafica delle nuove generazioni di console col loro gameplay “addictive” nella sua ammiccante ed espressiva essenzialità. Di come il realismo barocco delle produzioni più recenti non appanni il mood demoniaco inquietante nella suo obbligato minimalismo del capolavoro della id.

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novembre 19, 2012 - Posted by | doom, fps, videogiochi | , , , ,

2 commenti »

  1. […] che prima d’ora se ne andavano disgustati dal gameplay per loro incomprensibile, ma dopo l’esperienza con Doom hanno cominciato ad interessarsi anche agli FPS più sofisticati. E il grande, Giulio, alla fine […]

    Pingback di Esperienza vs. riflessi in Black Ops 2 multiplayer « ossessionicontaminazioni | dicembre 2, 2012 | Rispondi

  2. […] – L’attualità di DOOM […]

    Pingback di Vent’anni di DOOM « ossessionicontaminazioni | dicembre 20, 2013 | Rispondi


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