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Diario di un sopravvissuto agli zombie

diariozombie_lowL’editore Multiplayer.it lancia così il romanzo di J.L. Bourne: “la serie di romanzi survival horror che ha lasciato senza fiato l’America!” Sarà che si tratta di un editore specializzato in guide per videogiochi e in narrativa d’ispirazione videoludica (en passant non è fuori luogo ricordare il concorso letterario Realtà in gioco – http://edizioni.multiplayer.it/concorso/ – rivolto a chi abbia idee narrative legate ai videogiochi) ma l’utilizzo della categoria “survival horror” di chiaro riferimento videoludico potrebbe far pensare ad un’opera tratta da o ispirata ad un videogioco specifico. Cosa non corretta perché Diario di un sopravvissuto agli zombie nasce non dal confronto diretto con la materia videoludica ma piuttosto dall’osservazione quotidiana dell’autore, ufficiale della Marina militare americana, dello scenario della sporca guerra dei Bush in Iraq. Pubblicato inizialmente sul proprio blog, il Diario ha conosciuto un successo crescente – una sorta di versione Web dell’invasione aliena di wellesiana memoria – fino alla consacrazione editoriale, con relativa traduzione italiana.

Il motivo del successo, oltre ovviamente al fatto che dopo vampiri e licantropi anche gli zombi stanno prepotentemente tornando di moda, probabilmente è da leggersi proprio nella struttura asciutta ed antiletteraria del testo: una serie di annotazioni relativamente fredde e “tecniche” che testimoniano come un morbo apparentemente sviluppatosi in Cina si diffonda rapidamente negli Stati Uniti portando velocemente al collasso la società. Il protagonista, senza nome, prevedendo precocemente gli sviluppi della crisi, si barrica nella sua casa – una villetta unifamiliare nei sobborghi di San Antonio in Texas – con tutto il necessario per l’apocalisse: armi, munizioni, cibo, acqua e l’energia garantita dai pannelli solari e da un generatore autonomo. Ma ben presto la necessità di non rimanere solo a vedere l’umanità che si disfa in bande affamate e ululanti di carne in decomposizione lo porta ad individuare altri sopravvissuti e nuovi rifugi, di volta in volta maggiormente capienti e difendibili.

Dunque tutto sommato il definirlo “survival horror” non è poi così del tutto fuori luogo, anche se gli “scontri” del nostro eroe con i morti viventi non sono così frequenti e spettacolari come potrebbero esserlo in un videogioco (o un film). Ma se il “survival horror” non ha a che fare esclusivamente con il combattimento contro i mostri, ma con un’ambientazione terrificante, dovuta anche alla scarsità di risorse a disposizione, prime fra tutte le armi, ecco che Diario può in effetti essere considerato un esempio letterario di questo genere, a dimostrazione di come ormai anche i videogiochi riescano ad influenzare contesti culturali maggiormente blasonati.

Il peregrinare del militare senza nome di Bourne per il sud degli Stati Uniti alla ricerca di sopravvissuti e di risorse, di fronte al rischio dei morti viventi – ostacoli apparentemente semplici da evitare o da sopraffare in quanto lenti, goffi, incapaci di manipolare oggetti, ma micidiali se si raggruppano anche per la difficoltà nel fermarli – non si ferma con questo diario. Nello spirito seriale che informa l’horror, tanto videoludico quanto letterario, altre due uscite ci attendono (previste da Multiplayer in febbraio e maggio dell’anno prossimo).

Pubblicato su Alias (15.12.2012)

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dicembre 17, 2012 - Posted by | horror, zombie |

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