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La storia criminale di Grand Theft Auto

wanted_copertina_lrIl libro Wanted di David Kushner ci fa ripercorrere la storia della più controversa serie videoludica dalla creazione della società che la produrrà fino le audizioni presso l’FBI per il presunto spaccio di materiale contenente violenza sessuale

Grand Theft Auto è una delle più controverse serie videoludiche. Il suo successo è cresciuto di pari passo con l’accusa di essere la causa diretta di violenze ed assassini commessi da giovani e ragazzi sotto il suo influsso psicologico. Ma, come come si evince dal libro di David Kushner Wanted (sottotitolo: La storia criminale di Grand Theft Auto, Multiplayer.it Edizioni) – un reportage giornalistico che si legge come un romanzo poliziesco -, la causa degli strali legali e politici abbattutisi su GTA più che nei giochi è da cercare nella strategia adottata dalla società produttrice, la rampante Rockstar.

Rockstar viene creata da Sam Houser per produrre giochi adottando il medesimo stile anticonformista che Rick Rubin aveva adottato per la Def Jam, etichetta di cui Sam era fan. Sam vuole produrre opere multimediali che possano competere per tematiche e complessità con le opere cinematografiche e arriva quindi conseguente la decisione di realizzare GTA: la simulazione delle imprese di un criminale dedito a rapine e ad omicidi. Nonostante le tematiche “forti” i primi due GTA (attualmente scaricabili gratuitamente dal sito ufficiale: http://www.rockstargames.com/classics/) hanno una grafica isometrica priva della possibilità d’impressionare per la violenza stilizzata.

Tutto cambia nel 2001 con GTA III che adotta una grafica 3D. Il “free roaming” disponibile per le strade di Liberty City, libera interpretazione di New York, lo rende un titolo unico e imperdibile. Da questo episodio in poi GTA è diventato il gioco più sfruttato per i “machinima” proprio per la completa libertà di movimento. Ma il poter rubare auto, investire passanti, uccidere persone, il tutto vedendo chiaramente il proprio personaggio e distinguendo le proprie vittime, fa infuriare i benpensanti. Tanto più che fin dal primo titolo Sam ha impostato il piano di marketing cercando di creare scalpore e scandalo per le tematiche adulte e violente. Ma tale campagna è utilizzata da politici ed avvocati – primo fra tutti Jack Thompson – per promuovere proposte di legge e azioni giudiziarie contro GTA e contro Rockstar. Ma il vero autogol è l’episodio Hot Coffee in GTA: San Andreas. Per questo, come per gli altri titoli della serie, è proprio Sam a spingere per inserire elementi realistici, anche a sfondo sessuale, salvo poi dover oscurare il materiale già sviluppato per non rischiare che il gioco venga bollato come “solo per adulti” e non accettato dalle catene della grande distribuzione. L’episodio nascosto viene però scoperto e diffusa in rete una “cheat” perché tutti vi possano accedere. Proprio Hot Coffee trascina Sam di fronte all’FBI, dopo aver rotto il rapporto fino ad allora idilliaco instaurato coi “modder”, per la goffa accusa di essere stati loro a creare l’episodio incriminato.

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Nonostante queste difficoltà, Rockstar è riuscita a continuare il proprio cammino mentre le varie leggi emanate negli Stati Uniti contro la diffusione di giochi come GTA non hanno retto ai ricorsi legati al Primo Emendamento. Ma, per quanto il libro di Kushner ci fornisca tutti i dati necessari per farci una nostra valutazione, forse non sarebbe stato male una riflessione sul fatto che la prima causa dei guai di Rockstar sia stata Rockstar stessa (e altri produttori che si sono messi sulla sua scia) con la sua strategia di marketing. La conseguenza è a tutt’oggi il periodico innalzarsi di lamentele – sui media ripresi poi da politici in calo di audience – nei confronti della violenza contenuta nei videogiochi e corruttrice della gioventù.

Recensione scritta per Suono ma non pubblicata.

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dicembre 21, 2012 - Posted by | gta, kushner | , ,

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