Le contraddizioni di GHOSTS

cod-ghosts-ps3In Ghosts, l’ultimo arrivato nella famiglia Call of Duty, sviluppato da Infinity Ward, Raven Software e Neversoft e pubblicato da Activision sia per la vecchia sia per la nuova generazione hardware, PC compreso, è arrivato nei negozi e come al solito alimenta le discussioni in rete tra detrattori e appassionati che comunque ne decretano il successo di vendite.

In realtà parlare di Ghost è imbarazzante per chi scrive. Perché occorre esaltare il pathos della storia dedicata al single player, ma contemporaneamente esecrarne incongruenze, luoghi comuni e soprattutto assurda brevità. Perché occorre sottolineare la fluidità del multiplayer e la presenza della cooperativa demenziale che in questo caso, a differenza che in Black Ops, ci vede affrontare non gli zombie ma gli alieni, e contemporaneamente notare come sia il level design, sia le possibilità di personalizzazione dei soldati siano poco calibrate.

Ma procediamo con ordine. Il single player, da cui il gioco trae il titolo. I “Ghosts” sono una squadra di soldati americani addestratissimi ed in grado di combattere in condizioni avverse. Ce ne racconta – a noi (dopotutto siamo in un gioco in prima persona) e a nostro fratello – nostro padre facendola sembrare una favola della buonanotte un po’ hard, come piacerebbe ad un veterano di mille battaglie. Della madre non c’è tracce, ma poco male: potremmo essere in una storia di Cormac McCarthy. Improvvisamente la Federazione, il cartello degli stati sudamericani (non si parla di comunisti, ma si sa che gli attuali governi a sud dell’equatore non piacciano granché agli americani), attacca una stazione orbitale americana prendendo possesso di una potentissima arma con cui sferra devastanti attacchi agli Stati Uniti. In seguito scopriremo che nostro padre non era altri che un soldato di quella mitica squadra che ancora guida in missioni impossibili nella terra di nessuno tra le forze degli Stati Uniti e quelle della Federazione assestata tra Los Angeles e San Diego: dove le più celebri spiagge del mondo si trasformano in zona di sbarco per le truppe delle opposte fazioni. Di più: anche il comandante in capo alle forze della Federazione è stato un Ghosts e conosce alla perfezione sia nostro padre, con cui ha un conto in sospeso personale da saldare, sia le tattiche belliche della squadra, così da guerra globale la storia trasforma in conflitto personale. Però la storia si conclude poche ore dopo con il consueto colpo di scena, lasciandoci perplessi – nonostante la varietà di situazioni: dal fondo del mare allo spazio orbitale, passando per mezzi come elicotteri, ecc. – sul fatto d’aver giocato ore intense, ma davvero troppo poche.

COD-Ghosts_Odin-Fires_1380040668-610x343Per il multiplayer, fatti salvi i furiosi attacchi alieni in Extinction, particolarmente intriganti come del resto le già citate sezioni zombie di Black Ops se giocate assieme ad amici, lasciano un po’ perplesse le mappe che fondamentalmente non ispirano particolari personalizzazioni dell’equipaggiamento perché dedicate ad assalti potenti e furiosi. Divertentissimi da subito ma che alla lunga corrono il rischio d’annoiare.

Last but not least: la presenza del nostro cane, un pastore tedesco di nome Riley, a cui potremo dare dei comandi o addirittura guidare per eliminare in modo stealth nemici che ci sbarrano la strada. E che potremo usare anche come arma aggiuntiva – dopo che l’avremo sbloccata coi punti esperienza – in multiplayer.

 pubblicato su Alias del 14 dicembre 2013

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