Left Behind

Di seguito la recensione alla espansione di The Last Of Us – Left Behind – pubblicata sabato scorso (29.03.2014) su Alias (e che si può leggere anche qui: http://ilmanifesto.it/il-gioco-e-finito-assolutamente-grazie-alle-nuove-app/).

Il gioco è finito? Assolutamente no, grazie alle nuove app

È il caso di Left Behind, DLC di The Last Of Us, svi­lup­pato, come il gioco ori­gi­nale, da Naughty Dog. The Last Of Us, gioco cele­brato in molti «best of» di fine anno è sì un gioco con gli zom­bie, ma di una pro­fon­dità, sia tec­nica sia emo­tiva (e, dicia­molo, «arti­stica») ben oltre ana­lo­ghi con­cor­renti. In Left Behind gli svi­lup­pa­tori hanno scelto di appro­fon­dire il carat­tere di Ellie, la co-protagonista, mostran­done con­tem­po­ra­nea­mente il lato più con­sono all’ambiente — la capa­cità di affron­tare nemici ed insi­die — ma anche l’aspetto più fri­volo e scan­zo­nato, da ragaz­zina che come la mag­gior parte delle sue coe­ta­nee è inte­res­sata ai ragazzi e soprat­tutto alle ami­che, desi­de­rosa di aprirsi e con­fi­darsi ma con­tem­po­ra­nea­mente pau­rosa che ciò possa signi­fi­care ren­dersi vul­ne­ra­bile ed indifesa.

Più che la prima parte che si inne­sta «natu­ral­mente» all’interno del game­play e dello sto­ry­line ori­gi­nale, è deci­sa­mente inte­res­sante la seconda che mette Ellie di fronte all’amica Riley, in una scor­ri­banda not­turna all’interno di un grande magaz­zino appa­ren­te­mente vuoto. Ellie e Riley che scher­zano, bal­lano, si fanno le foto assieme, si fanno regali, si con­fi­dano le rispet­tive paure. E la domanda è: a chi è desti­nato un gioco del genere? Non ai maschi, inte­res­sati più al com­parto tattico/bellico (in cui per altro eccelle l’originale The Last Of Us e che qui e là ha qual­cosa da dire pure Left Behind), ma nep­pure alle fem­mine che nor­mal­mente non gra­di­scono par­ti­co­lar­mente i gio­chi dove l’attività bel­lica la fac­cia da padrone.

Ma para­dos­sal­mente que­sto non è un difetto, almeno da un punto di vista este­tico: è quasi imba­raz­zante, da maschio un po’ «agé», assi­stere ai bat­ti­bec­chi delle due ragaz­zine, tanto sono «veri». E se la qua­lità del DLC è indi­scu­ti­bile e para­go­na­bile all’opera ori­gi­nale, fatta salva la ben diversa durata, la domanda è: per­ché pro­porla come DLC e non come parte sostan­ziale di The Last Of Us dato che — a dif­fe­renza ad esem­pio di Blood Dra­gon con Far Cry 3 — non stra­volge l’opera ori­gi­na­ria ma anzi la appro­fon­di­sce e la migliora?

 

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