Perché non leggerete la mia recensione di Wolfenstein: The New Order sul Manifesto

Wolfenstein-The-New-Order_2013_05-14-13_017Normalmente tra i due collaboratori del Manifesto che scrivono di videogiochi, di sparatutto se ne occupa il sottoscritto, dato che Federico Ercole è maggiormente appassionato a/interessato di giochi JRPG e Nintendo-like. Chi scrive, da Doom in poi, invece è sempre stato uno strenuo sostenitore della capacità dello sparatutto in prima persona di riuscire a costruire opere videoludiche relativamente complesse ed in grado, nelle occasioni migliori, di narrare storie emozionanti, divertenti, coinvolgenti. Qualche esempio? Clive Barker’s Undying, un horror orchestrato da Clive Barker all’interno di una villa maledetta, o No One Lives Forever, una deliziosa parodia al femminile delle pellicole “sixties” dedicate a James Bond. Tra l’altro la mia recensione a quest’ultimo gioco la potete leggere sul portale FPSteam (http://www.fpsteam.it/noonelivesforever.htm) della cui community ho fatto parte in passato. Nonostante ciò però, non leggerete sul Manifesto la mia recensione a Wolfenstein: The New Order, mentre se volete potete andare a leggervi quella pubblicata a firma di Federico (http://ilmanifesto.it/il-nuovo-ordine-nazista-per-fortuna-e-solo-virtuale/). Perché? Non si tratta (evidentemente?) di una scelta strategica, anzi, teoricamente io e Federico avevamo pensato di scrivere entrambi sul gioco, ognuno analizzandolo in base alla propria specifica sensibilità. Per quanto infatti condivida la sua recensione, personalmente avrei riservato maggior spazio alla dimensione ucronica del nuovo Wolfenstein, sottolineandone i legami con due altri first person shooter, magari meno famosi, ma essenziali per inquadrare lo sviluppo narrativo di quest’ultimo: Iron Storm (ed anche di questo gioco è possibile leggere la mia recensione sul portale FPSteamhttp://www.fpsteam.it/ironstorm.htm) e Turning Point: Fall of Liberty. Nel primo assistiamo ad un prolungarsi della Prima Guerra mondiale fino agli anni ’60, mentre nel secondo assistiamo, dopo che la Germania è riuscita ad infliggere un colpo decisivo alla macchina da guerra britannica con l’assassinio di Churchill, all’invasione degli Stati Uniti da parte delle forze d’assalto naziste.

L’ipotesi di questa doppia recensione è tuttavia sfumata sostanzialmente per la concomitanza di due fattori. Da una parte il rifiuto di Sony di fornire al sottoscritto una PS4 di prova (se non a condizioni estremamente disagevoli) ed il mio ritardo nel chiedere a Microsoft una Xbox One sempre di prova. Dall’altra parte la decisione di Laboratorio Comunicazione, società che si occupa per Bethesda – il produttore di Wolfenstein – di promuovere presso la stampa il gioco, di fornire copia per recensione solo di versioni per l’ultima generazione di console. Decisione che, se può essere anche comprensibile se riservata alla stampa specializzata, che normalmente pone particolare attenzione ai risultati tecnici e grafici, non pare particolarmente azzeccata per la stampa generalista che non necessariamente pone attenzione esclusiva o preponderante al lato tecnico. Di più: se si decide di realizzare anche una versione “old gen” può essere utile che qualcuno se ne interessi.

Nonostante tale incrociata indisponibilità sto giocando lo stesso a Wolfestein, su una versione “old gen” che ho acquistato personalmente. Penso proprio che non riuscirò prima o poi ad evitare di scriverne, ma chissà, forse nel prossimo libro – per cui sto cercando un editore – sulla “fantascienza dei videogiochi”…

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