OMAR CI PORTA TUTTI SUL PALCO

71gOZxIt7qL“Li vedi Fede, io sono fiero di loro…non li considero “fans” per me sono qualcosa in più, degli amici, con cui mi piace passare del tempo, parlare. Quando vengono ai concerti io li abbraccio tutti, mi portano la grappa, il vino, formaggi e uova, i prodotti della terra…La loro qualità non la sostituirei mai con la quantità del pubblico di alcuni colleghi. A volte penso che mi piacerebbe fare un programma in tv sul pubblico. Che tipo di pubblico hai?Chi ti segue? Perché in fondo penso che chi ti segue ti rappresenta. Io adoro il mio pubblico…”

Così Omar Pedrini, nel libro da poco uscito “Cane sciolto” di Chinaski Edizioni, scritto con Federico Scarioni, parla di noi.

Noi chi? Il suo pubblico naturalmente. Quelli che lo seguono da sempre e non l’hanno mollato neanche un secondo, quelli che l’han seguito a intermittenza nei suoi trent’anni di carriera, quelli che lo hanno scoperto da poco e anche quelli che son rimasti fermi a guardare con nostalgia la foto dei Timoria. Ci siamo tutti e allora Omar ci fa un regalo: apre le porte del furgone e ci porta in giro con lui per 340 pagine.

Inizia così questo libro-viaggio, o meglio, un “bioromanzo” (cioè una biografia verace raccontata come un romanzo) nel quale Omar ci accompagna un po’ ovunque: ci porta dove le canzoni nascono ed esplodono, tra i tanti testi di canzoni sparsi tra le pagine di una lunga carriera, sui palchi, nelle sale prove e nei camerini, dove gli aneddoti di vario genere sulla vita rock si susseguono numerosi…Ci si muove tra Nord e Sud, per le strade di Brescia, in un trullo pugliese, in un club di Londra, in Toscana, a Genova, fino ad arrivare alla porta di casa e agli affetti famigliari. Viaggiamo insieme nella memoria e nel presente. Insieme a noi, alla guida del mezzo, una presenza costante: Federico Scarioni, che tiene ben saldo il volante del racconto dal primo all’ultimo chilometro. Si dimostra un ottimo autista (del resto è un ex collega bibliotecario, siamo abituati a persone e storie noi…) e guida il furgone magico con il dovuto rispetto, senza strafare: affronta le curve delle domande difficili con dolcezza, si adegua bene alle varietà di territori che incontra (dal bar degli ultras all’oratorio, dalla band di Pino Scotto al monastero buddista) e soprattutto, incamera informazioni con attenzione, ma le rilascia con la giusta dose di discrezione e sensibilità. Perché qualcosa a volte si può anche non dire, perché quello che è taciuto ha una sua motivazione. Esattamente come ci si comporta quando si ha a che fare con un amico che si confida: si ascolta, non si chiede di più.

IMG-20171017-WA0004Alla fine ne esce un libro che è come un rosso corposo. Intenso, di avvenimenti, di incontri, di passioni e di spirito. Rock, in una parola. Come una vita vissuta, come un concerto tirato dal primo all’ultimo pezzo. Le  numerose fotografie all’interno accompagnano bene, la copertina è un capolavoro di sintesi. É un libro scritto anche per noi, come dice dice, appunto, la canzone. Sicuramente, ma non solo, Ho l’impressione, infatti, che il libro possa funzionare anche per chi non conosce Omar Pedrini e non ha idea di chi siano stati i Timoria. Il sottoscritto ovviamente da questo punto di vista non è attendibile per una controprova, ma testerò questa mia idea quando lo consiglierò a qualche utente della biblioteca che mi chiederà di consigliargli un romanzo…

Chiudo con tre considerazioni che riguardano le canzoni, in fondo questa è la storia di un musicista. La prima è che imbattersi tra le pagine in tutti i testi scritti in carriera da Omar, ci dà modo di rileggerli e renderci conto delle quantità di bellissimi pezzi che ha composto. La seconda è che ho pensato subito a quanto sarebbe stata bella un’opera multimediale, tipo e-book con le canzoni o i video, o anche a qualcosa di più complesso…Oppure, anche solo restando sull’analogico, un cd allegato con i pezzi in acustico (magari registrati in presa diretta!) Tra parentesi un libro del genere si sarebbe fortemente prestato a collegamenti ipertestuali, data la propensione di Omar a contaminarsi con altre arti e diversi generi musicali. La ricchezza di stimoli forniti in questo senso è fortissima e il libro apre vere e proprie “finestre” Ci sono diversi personaggi all’interno del libro, infatti, di cui non sono certo che tutto il pubblico conosca l’importanza, semplicemente perché la cultura italiana sembra averli dimenticati. Primo fra tutti, Gino Veronelli, seguito a ruota da Gianni Sassi, ma non sono certo gli unici. Per la terza e ultima annotazione, segnalo una canzone. Tra le tante, bellissime, e maggiormente conosciute, ne voglio ricordare una delle poche che avevo dimenticato. Si tratta di “Strana sera” contenuta nell’album Pane, burro e medicine. Posso dire che si tratta di una gemma nascosta in un album criticatissimo (che, come spiega più volte Omar, non doveva essere un album, ma un ritorno alla vita, alla propria professione, fatto con le poche forze fisiche disponibili in quel momento) Rileggere il testo mi ha riportato alla canzone, l’ho ascoltata con le cuffie e ho sentito quello che deve fare la canzone: Emozionare. Che poi è quello che riesce spesso a fare anche il libro.

Il furgone accosta, scendiamo allegri. Alla prossima!

Alberto Raimondi


IMG-20171017-WA0002Volentieri pubblico questo sentito racconto del libro di Omar Pedrini scritto dal collega ed amico Alberto. Secondo me meritava anche una piattaforma più professionale, essendo scritto benissimo… Comunque: mi riporta alla memoria gli anni in cui seguivo i Timoria in peregrinazione (sì, lo so che si dice “tour”) per le lande padane per conto dei giornali locali. Ricordo l’Omar che decantava le lodi di Milano che non è l’America o del mondo contadino ancora presente in Lombardia. Ancora ricordo Pedrini e Renga, i due galli nel pollaio che difficilmente vedevi assieme giù dal palco. E poi il nuovo corso senza Renga e da solista, e poi le vicende sentimentali e di salute… Un pezzo anche della mia vita.

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