Acufeni: la musica in testa

Fondamentalmente è colpa mia, lo so. Sono assolutamente consapevole che, se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo. Così, quando mi sono “vantato” di aver passato il Covid in modo asintomatico e poi pure di non aver avuto conseguenze spiacevoli dal vaccino, avrei dovuto rendermi conto che mi stavo disegnando addosso un enorme bersaglio per la sfiga…

E infatti: mercoledì 9 giugno, “improvvisamente”, perdo quasi completamente l’udito dall’orecchio sinistro. Ed entro nel tunnel di esami e terapie reso ancor più lungo e complicato dai protocolli Covid in vigore. L’effetto più appariscente è che parole e rumori all’orecchio sinistro diventano un continuo e fastidiosissimo “ritorno in cuffia” (fischio o rimbombo, dipende dal tipo di rumore), lo spiacevole effetto a cui ci ha purtroppo assuefatti lo “smart working. Decisamente più “interessante”, quando mi trovo in ambienti (relativamente) silenziosi è il fenomeno degli “acufeni”. Secondo il dizionario medico Treccani il “tinnito” (o acufene) è un “suono che si genera nell’orecchio e che costituisce uno dei più frequenti disturbi dell’udito; è detto anche acufene. Il t. non è solamente di qualità tintinnante, ma si può manifestare come fischio o ronzio“. Come forse chi mi segue sa già, sono da tanto tempo interessato alla musica atonale ed all’utilizzo musicale del rumore. E questi acufeni che occupano il mio spazio sonoro assomigliano proprio, per certi aspetti, a Four Rooms di Kirkegaard (di cui ho scritto qui). È una musica fatta di rumore che si autogenera nella mia testa (e qui lo so che mi sto disegnando addosso un altro bersaglio per la sfiga: mica gli acufeni sono tutti così docili e tranquilli…) e se non fosse per la difficoltà a riprendere la vita normale – guardare le partite in tv, andare al lavoro, andare al cinema, peggio del peggio: ascoltare altra musica generata dagli amplificatori e non dalla testa – non sarebbe un’esperienza del tutto detestabile.

Ultimamente mi sono appassionato di registrazioni ambientali effettuate per installazioni o come ambient music, in particolare le registrazioni di Paul Dickinson o la monumentale opera ambient Quiet Music di Steve Roach recentemente ripubblicata in occasione del 35. anniversario rimasterizzata:

e l’esperienza che sto vivendo mi sta portando a chiedermi se non sia possibile “registrare” gli acufeni, renderli udibili e condivisibili anche ad altri, toglierli dall’ambito della pura soggettività e socializzarli. Per inaugurare una musica del corpo, una musica ambient del e per il corpo umano.

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