ossessionicontaminazioni

vg, musica, cinema, libri…

Giallo, Robecchi, il Mucchio e il Manifesto

Qualche giorno fa ho letto il post di Alessandro Robecchi sul suo blog (http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/201212/un-po-di-tristezza-e-tanto-affetto-perche-lascio-il-manifesto/) sulle motivazioni che l’hanno spinto a lasciare il Manifesto per il Fatto Quotidiano. Ora non m’interessano (o per lo meno non m’interessa di scriverne qui) quelle motivazioni, quanto piuttosto il percorso (o almeno una piccola parte di esso) che si parva licet condivido con Robecchi.

robecchiLa cosa del suo post che più mi ha colpito è quando scrive: “Provate voi ‘sto brivido: oggi – ma anche ieri – scrivere per un giornale che avreste anche comprato da lettore è un privilegio non da poco.” Questo invito mi ha portato con la memoria a tanti anni fa (forse il 1986, forse l’anno dopo) quando – ancora non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello di scrivere per una rivista o per un giornale –  inviai una lettera alla redazione del Mucchio Selvaggio criticandone il decadimento (a mio parere, ovviamente) degli articoli e segnalando che gli unici che restavano degni di leggere erano quelli di Gianni Canova e Roberto Giallo. Solo col tempo, quando ormai Giallo aveva smesso di scrivere per il Mucchio ed avevo iniziato a farlo io (probabilmente abbassando ancor più il livello degli articoli della testata), ho scoperto che quel Giallo che tanto ammiravo era in realtà l’Alessandro Robecchi passato a fare il corsivista sul Manifesto.

I due giornali che ho amato di più sono senz’altro il Mucchio Selvaggio ed il Manifesto, ed anch’io penso di essere estremamente fortunato a vedere su di essi la mia firma.

Poi il Mucchio ha cambiato padrone ed i nuovi boss non erano interessati alle mie passioni (ma già da un po’ capitava mi facessero fare la “testa d’ariete” su alcuni argomenti – Cormac McCarthy, Lansdale, Guitar Hero, ecc. – per poi passarli a redattori “interni” quando essi si scoprivano di pubblico gradimento) e va bene (grazie comunque Guglielmi per non avermi MAI citato nella tua storia del Mucchio…). Se posso essere un pelino critico potrei dire che la gestione del Mucchio è stata poco accorta nel non riuscire ad intercettare neanche una briciola nell’immane fiume che i produttori videoludici fanno scorrere nel canale della promozione pubblicitaria, ma sto uscendo dalle mie competenze e potrei scrivere stupidate.

Chissà, prima o poi troverò anch’io una casa più confortevole del Manifesto o – cosa più probabile – la nuova gestione del Manifesto troverà esperti più bravi e motivati del sottoscritto. Per il momento mi trovo estremamente a mio agio in un quotidiano che da spazio ad una visione critica sul mondo anche videoludico. Un quotidiano che parli così (non diro “bene” perché chi si loda s’imbroda) e così tanto del fenomeno videoludico in Italia non c’era e non c’è.

Alla fine di tutto questo “amarcord” che a qualcuno risulterà pure un po’ stucchevole (mica ho la verve di Giallo/Robecchi…) mi chiedo se mai saranno rimasti a Robecchi i pezzi pubblicati dal Mucchio. Sul sito non li ho trovati, mi piacerebbe, se ci fossero ancora in giro, andarmeli a rileggere.

 

gennaio 19, 2013 Posted by | alessandro robecchi | , , | Lascia un commento