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Qualche riflessione su Walls di Apparat

Sascha Ring, dj tedesco e realizzatore di cd con la “ragione sociale” di Apparat scrive sul suo sito (http://www.apparat.net/v1.0/):


There has been always a difference between my "rave" liveshows and my mellow records. I am into the "rave" thing and thats why i play more dancy on dancefloors. Nevertheless, i think this album should be played live and thats why i started the Apparat band. The band sets will be lot more mellow – they will be concerts. Raz Ohara is joining me playing the stage piano and Jörg Waehner hits the drums. We will be on tour in europe after the summer. I just want to make sure – for those who saw one of the first band shows and wondered what happened to apparat – in the future i will play BOTH – the raveshow and the concert. "Apparat" will be rave and "Apparat Band" will be a concert.


E Walls, l’ultimo album da poco uscito di Apparat di certo non ha l’appeal da dancefloor. Nonostante venga etichettato come “elettronica” dai vari Itunes, potrebbe invece a pieno titolo essere piuttosto considerato una musica “minimalista”. Insomma musica colta, a metà tra Steve Reich e Wim Mertens.

Quale la differenza? Nella elettronica “normale” (prendiamo ad esempio a confronto l’altrettanto recente e l’altrettanto ottimo nel proprio campo Forever dei Gus Gus) i vari elementi che compongono il pezzo hanno una stratificazione orizzontale, ovvero sono fin dall’inizio intrecciati in una struttura che serve per sorreggere la melodia fornita dal cantato. Al contrario in Walls la stratificazione è verticale. Ogni elemento sonoro ha una propria coerenza che mentiene all’interno del pezzo e che viene “giustapposta” agli altri elementi che lo compongono, ivi comprese le parti melodiche fornite dalla voce o dai violini. Normalmente la giustapposizione piuttosto che la struttura sarebbe un difetto, tranne che quando tale giustapposizione si trasforma in un’“armonia” superiore ad una semplice struttura (da dancefloor).

Di Mertens ha – ovviamente – l’attenzione alla melodia che da una struttura alle composizioni; di Reich d’altra parte ha la subordinazione di essa agli elementi ritmici e poliritmici, senza mai arrivare comunque al grado di astrazione del compositore americano.

Il risultato è qualcosa di originale, che a differenza della “normale” elettronica che si può ascoltare al meglio e al più come tappeto sonoro di tutt’altre faccende, costruisce un’architettura sonora in cui le involuzioni dei singoli intrecci catturano l’orecchio e pretendono un’attenzione assolutamente insolita.

Segnalo, per chi fosse curioso, che Apparat suonerà alla Festa dell’Unità di Modena del prossimo 7 settembre.

agosto 21, 2007 Posted by | apparat | 2 commenti