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Recensione di

Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi di Valeria Baudo

(preparata per Alias ma non pubblicata)

 

baudoA chi, a che cosa serve oggi una biblioteca? È evidente che tale istituzione ha il compito tradizionale di conservare le produzioni culturali dell’intelletto umano e tramandarle attraverso le generazioni. Ma, in particolare promosso dal modello anglosassone e principalmente statunitense di public library, la biblioteca pubblica ha rivestito il ruolo di agenzia informativa e educativa, per lo meno nella dimensione della life-long learning ovvero educazione permanente. Nella patria del self made man la biblioteca era il luogo dove, anche al di fuori del tradizionale contesto scolastico non a tutti disponibile per le difficoltà legate al censo, a tutti era possibile trovare informazioni, manuali, occasioni di studio e di cultura. Non solo: come ben decritto ad esempio nei romanzi di Stephen King, per molti ragazzini della provincia americana, reclusi dalle grandi distanze, la biblioteca diventava non solo un luogo di studio o di svago, ma vero e proprio centro d’aggregazione. Non è un caso che proprio le biblioteche pubbliche statunitensi siano diventate un modello della centralità dell’utente ancor oggi spesso in arrivato per le nostrane biblioteche e soprattutto per i servizi della pubblica amministrazione.
Eppure oggi – nell’era dell’informazione disponibile su Internet – sono addirittura i libri di testo della scuola dell’obbligo che bypassano l’istituzione biblioteca e suggeriscono a ragazze e ragazzi l’utilizzo per le ricerche di risorse di rete come Wikipedia. E la fuga delle giovani generazioni dalla biblioteca non è un fenomeno solo locale, ma coinvolge anche le biblioteche statunitensi che, pure nella loro situazione di eccellenza di servizio, faticano o falliscono nel trattenere il pubblico adolescente che cerca sia le informazioni sia i momenti di socializzazione nella rete.
Come può tentare la biblioteca di arginare e addirittura invertire questa emorragia? È la domanda che si pone Valeria Baudo col suo libro Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi (Editrice Bibliografica; 191 p.; € 22) che pur essendo un testo destinato a bibliotecarie e bibliotecari che si trovano a dover gestire o progettare servizi per ragazze e ragazzi, si scoprirà utile e interessante per chiunque abbia a che fare con attività e servizi dedicati al mondo giovanile e, sopra a tutti, con la scuola.
Sostanzialmente la risposta che fornisce la Baudo è: coinvolgimento. Non è più sufficiente alla biblioteca il fatto stesso di esistere, di possedere delle collezioni che possono essere utili per fini educativi o ricreativi. Non è più sufficiente che la biblioteca attenda che gli utenti abbiano bisogno di un’informazione contenuta nei documenti delle sue collezioni, non solo perché mediamente i giovani non la cercano più lì ma su Internet, ma anche perché quell’informazione non è più adatta alle nuove esigenze informative che si vengono delineando. Esigenze che non implicano meramente il reperimento e il possesso di un’informazione, ma che pretendono che quell’informazione sia socializzata, condivisa, trasmessa, taggata, ecc. In uno slogan si potrebbe affermare che l’informazione deve essere anche comunicazione e condivisione in rete. E le biblioteche dimostrano in ciò una parte di debolezza, ma anche una di forza. La forza sta sicuramente nella capacità di saper creare, specialmente rivolti a bambini e ragazzi, eventi di promozione alla lettura che non sono mere comunicazioni informative da uno (il bibliotecario) a uno (l’utente), ma vere e proprie esperienze dove s’instaura un dialogo il più possibile orizzontale tra i partecipanti. Un esempio lampante è il progetto Nati Per Leggere che se ha come obiettivo finale la promozione precoce della lettura in età prescolare, ha come target immediato i genitori che, se adeguatamente informati e motivati, diventano motore dell’iniziativa offrendo consigli sulle letture, mettendo a disposizione il proprio tempo come lettori volontari, coinvolgendo altri genitori.
La debolezza sta invece in una sorta di atavica diffidenza della categoria nei confronti dei nuovi media. Per quanto nei convegni ci si riempia la bocca col concetto di “Library 2.0” che dovrebbe andare di pari passo con quello di “Web 2.0”, gli esempi pratici sono spesso più o meno deludenti e si limitano a OPAC (i cataloghi in linea) in cui le informazioni bibliografiche sono arricchite da immagini o riassunti, dove all’utente è consentito esprimere un proprio giudizio, e dall’integrazione con cataloghi più o meno commerciali. Alla fine però ciò che sembra sempre mancare è proprio il coinvolgimento dell’utente.
Coinvolgimento che nel libro della Baudo viene mostrato si debba intendere non solo come invito alle iniziative, ma come co-progettazione delle iniziative stesse, e addirittura del servizio, assieme all’utente. Cosa tanto meno scontata e più impegnativa se l’utente di riferimento è costituito da bambini, ragazzi ed adolescenti. Se esperienze di “biblioteca fuori di sé” come bibliobus o punti di prestito in spiagge, ospedali, stazioni della metropolitana, ecc. sono ben sperimentate, è più arduo pensare a come una biblioteca possa “uscire” da sé per sbarcare sul web, nei social network, nei mondi virtuali come Second Life. In realtà già da tempo le biblioteche stanno sul web, ma la modalità è quella già citata dei cataloghi in linea che faticano pesantemente (anche perché in origine non è quella la loro destinazione) a ripensarsi al di fuori della logica comunicativa uno a uno.
Ecco allora che la Baudo presenta altre esperienze che mettono in campo livelli diversi e più alti di condivisione e socializzazione del sapere: la biblioteca digitale come realizzata dalla International Children’s Digital Library (www.icdlbooks.org; oggi www.childrenslibrary.org) che mette a disposizione gratuitamente sul web libri per ragazzi in tutte le lingue su cui i diritti d’autore sono scaduti o ceduti dagli editori (tranne quelli italiani) che vedono nel progetto una vetrina promozionale; i blog come strumento di pubblicazione partecipativa di recensioni, commenti, esperienze, ecc. (l’autrice è impegnata ad esempio nella realizzazione del blog Biblioragazzi: http://biblioragazzi.wordpress.com); il “gaming” ovvero l’introduzione dei videogiochi e l’organizzazione di eventi legati ai videogiochi in biblioteca. Come esempio di quest’ultima tipologia la Baudo porta il videogioco G.R.U.P. e 8181_1081_0! realizzato per la promozione e la didattica della sezione ragazzi della Biblioteca Civica di Massa. Infine, a dimostrare come tali problematiche non siano esclusivamente di pertinenza bibliotecaria, un ulteriore esempio è quello di Scuola 3d, un progetto creato dall’Istituto Pedagogico di Bolzano con la consulenza di Derrick De Kerchove che ha visto la creazione di un mondo 3D tipo Second Life riservato a studenti ed insegnanti per esplorare assieme nuove forme d’insegnamento e apprendimento specialmente ma non solo di abilità informatiche e comunicative.
Il problema principale di queste nuove forme di promozione bibliotecaria non è tanto il loro costo in termini monetari (spesso è possibile utilizzare piattaforme a costo zero come quelle disponibili per i blog) ma in termini di risorse umane. Per quanto possa sembrare banale allestire un blog, occorre pensare alla formazione necessaria per il personale che spesso proviene da competenze assai diverse, alla promozione verso i possibili utenti, soprattutto al tempo occorrente per seguirlo e proporre costanti aggiornamenti e feedback al suo pubblico senza i quali lo strumento è destinato a rimanere inutilizzato.
In conclusione il libro della Baudo merita di essere letto, discusso ed utilizzato come punto di riferimento non solo dalla comunità bibliotecaria ma, come suggerito inizialmente, da tutti coloro che hanno necessità di operare e relazionarsi con bambini, giovani, adolescenti. Unico punto debole, ma forse veniale per chiunque non sia un bibliotecario, è l’assenza nel volume di una bibliografia strutturata che metta ordine tra i numerosi riferimenti e le citazioni di studi, principalmente americani.
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valeria

dicembre 7, 2009 Posted by | baudo, biblioteche | Lascia un commento