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La biblioteca in gioco: recensione su Biblioteche oggi

Ecco la recensione a cura di Caterina Ramonda de La biblioteca in gioco pubblicata sul numero di marzo di Biblioteche oggi.

bibliotecheoggi

aprile 9, 2014 Posted by | biblioteche, videogiochi | , , | Lascia un commento

La biblioteca in gioco: articolo su Libertà

Articolo su Libertà (il quotidiano di Piacenza) di oggi (09.04.2014) sulla presentazione di La biblioteca in gioco e di Time out di Agata Meneghelli.

videogiochi seri

aprile 9, 2014 Posted by | biblioteche, videogiochi | | Lascia un commento

Notte bianca a Castelvetro Piacentino

notte biancaIL COMUNE DI CASTELVETRO P.NO
BIBLIOTECA COMUNALE
organizza
sabato 5 aprile 2014
NOTTE BIANCA IN BIBLIOTECA 2014

BAND ROCK IN PIAZZA
TORNEI DI VIDEOGIOCHI (con presentazione di La biblioteca in gioco)
SFILATA DI MODA E COSPLAY
GIOCHI PER TUTTI
BOOK TRAILER
RINFRESCO A BUFFET
BOOK DOMINO
LA NOTTE DELL’ARTE, L’ARTE DELLA NOTTE: INTERVENTO A CURA DI G. AGNOLI

Apertura straordinaria dalle 18.30 alle 01.00 c.ca

Con la collaborazione di A.V.I.S. – A.I.D.O. – Gruppo Fotografico Immaginarte – Il gruppo Oltre le Righe – Protezione Civile di Castelvetro P.no

Info e iscrizioni in biblioteca (0523.823859)

 

aprile 1, 2014 Posted by | biblioteche, videogiochi | , , , | Lascia un commento

I videogiochi? Una cosa seria! [presentazione La biblioteca in gioco]

Fiorenzuola (PC), 29.03.2014

marzo 30, 2014 Posted by | biblioteche, educazione, videogiochi | , , | Lascia un commento

I VIDEOGIOCHI? UNA COSA SERIA!

Presentazione di La biblioteca in gioco di Francesco Mazzetta e di Time out di Agata Meneghelli sabato 29 marzo a Fiorenzuola d’Arda presso l’Aula magna dell’Istituto Mattei (Via Boiardi, 6) dalle ore 10.40.

presentazione

marzo 19, 2014 Posted by | biblioteche, meneghelli, semiotica, videogiochi | , | Lascia un commento

La biblioteca in gioco su Game Republic

Recensione di La biblioteca in gioco sul numero di gennaio (156) di Game Republic a cura di Micaela Romanini.

game republic recensione

 

gennaio 24, 2014 Posted by | biblioteche, videogiochi | , , , | Lascia un commento

La biblioteca in gioco sul Sole 24 Ore

Articolo sul Sole 24 Ore di domenica scorsa a firma Emilio Cozzi su La biblioteca in gioco e su ReteINDACO:

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gennaio 21, 2014 Posted by | biblioteche, videogiochi | , | Lascia un commento

Narrativa videoludica e biblioteche

Del libro di Carla Ida Salviati La biblioteca spiegata agli insegnanti (Editrice Bibliografica, 2012) parlo anche (in termini più generali e biblioteconomici) qui: http://ossessionicontaminazioni.blogspot.it/2012/06/insegnanti-e-biblioteche.html. In questa sede mi preme tuttavia commentare il giudizio presente in quel volume legato ai videogiochi ed alla narrativa videoludica. Riporto, qui sotto, il brano in questione:

L’entusiasmo per la lettura come attività buona in sé – sempre e comunque – è atteggiamento che, a lungo andare, non colmerà le disuguaglianze culturali e semmai le andrà accentuando: ed è un mito di cui sono vittime quelle biblioteche pubbliche (ma talvolta anche quelle scolastiche, cosa più grave) che misurano il “piacere di leggere” dei propri utenti con i numeri dei volumi prestati. Non è un caso che il mercato editoriale in questo gioco faccia la sua parte: vista come trampolino di lancio per letture più complesse che spesso non arriveranno mai, la semplificazione testuale viene spinta fino all’estremo. Nascono così collane di narrativa derivate dai videogiochi più popolari, in una corsa alla scarnificazione di trame e lessici che è difficile non definire impoverimento: si pensi – un esempio per tutti – alle proposte dell’editore Multiplayer [sic, in realtà Multiplayer.it] che tanti visitatori hanno attirato all’edizione 2011 della Fiera del libro [sic, in realtà Salone internazionale] di Torino e che sono lusingate dai commenti degli appassionati di video-cyber-fantasy.

Lungi da me il voler fare una difesa d’ufficio di una casa editrice, di cui tra l’altro il responsabile ha ammesso, durante la presentazione del romanzo (legato sì ad un videogioco, ma in senso inverso a quello indicato dalla Salviati: non il romanzo derivato dal videogioco ma vice versa) che la politica degli acquisti andava in direzione della quantità (di titoli proposti) piuttosto che della qualità. Ma la lamentazione della Salviati mi porta alla mente i tempi, ormai lontani, in cui ho cominciato a prestare servizio in una biblioteca. L’allora già non più giovane bibliotecario acquistava una nutrita quantità di romanzi “ameni” (i “rosa”, per intenderci) sostenendo che trattavasi di lettura semplice adatta a signore e signorine che iniziavano con essa il loro percorso intellettuale che avrebbe idealmente potuto portare a letture più impegnative. Onestamente qualcuna di quelle signore frequenta ancor oggi la biblioteca e lungi dal dedicarsi a letture più impegnative si crogiolano beatamente nella narrativa d’evasione, semmai essendo passate dal “rosa” (genere che ha saputo rinnovarsi solo per un pubblico relativamente giovane) al thriller (con venature più o meno rosa). Dunque la Salviati ha ragione? Tutt’altro!

Intanto occorre tranquillamente ammettere che il 90% della narrativa legata ai videogiochi è spazzatura, ma occorre ammetterlo tenendo presente la legge di Sturgeon (http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Sturgeon). Theodore Sturgeon, a chi criticava la fantascienza (come la Salviati fa con la narrativa videoludica) sostenendo che fosse spazzatura, rispondeva che certo, il 90% della fantascienza è spazzatura, ma del resto non è spazzatura il 90% di qualsiasi cosa? Ovvero anche la narrativa mainstream per il 90% è spazzatura esattamente come la fantascienza, come la narrativa rosa, come il thriller e sì, anche come la narrativa videoludica (ecc.). Ad esempio la narrativa western è qualcosa che ben di rado siamo abituati ad accostare all’eccellenza letteraria. Non di meno Cormac McCarthy (di cui uno dei più bei romanzi, Meridiano di sangue, è un western) è considerato uno dei più grandi autori viventi della letteratura americana non (solo) da chi scrive – che non ha la capacità critica e la conoscenza letteraria per sostenerlo – ma da Harold Bloom (cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Cormac_McCarthy). E come contestare la “letterarietà” del recentemente scomparso Bradbury (autore di fantasy/fantascienza), di Tolkien (fantasy), di Ellroy (thriller), di Thompson (noir), ecc. (e solo per restare ai generi che conosco meglio)?

Il problema che la Salviati non considera è che chi decide cosa ricade nel 10% buono e nel 90% spazzatura NON è il bibliotecario. Sono i critici, il pubblico, la storia. Al bibliotecario rimane il compito di selezionare nelle collezioni un quadro il più completo possibile (compatibilmente anche con le risorse – declinanti – a disposizione) della produzione editoriale sia per il pubblico attuale, sia – nell’ottica beninteso più ampia della semplice biblioteca pubblica – della conservazione a futura memoria e documentazione. E poi c’è sempre il principio che “tutto quello che fa male ti fa bene” enunciato nell’omonimo libro di Steven Johnson (Mondadori, 2006) dove si mostra bene come buona parte di quella che i vecchi soloni della vecchia cultura considerano nella nuova produzione culturale “impoverimento” sia, alla prova dei fatti uno straordinario arricchimento e stratificazione anche rispetto ai cosiddetti classici. Tenendo presente questo e tenendo presente la legge di Sturgeon, i critici del presente e del futuro potranno trovare dei classici degni di essere tramandati ai posteri anche all’interno delle “collane di narrativa derivate dai videogiochi più popolari”. Sicuramente la Salviati non segue questo blog e non legge Alias, l’inserto settimanale del Manifesto, altrimenti avrebbe potuto dare un’occhiata ad almeno due dei miei articoli dedicati a queste produzioni letterarie, quello dedicato a Dead Space: Martyr (https://ossessionicontaminazioni.wordpress.com/category/dead-space/) e quello dedicato a Le radici del cielo (https://ossessionicontaminazioni.wordpress.com/category/avoledo/). Poi naturalmente ci sono pure tanti romanzi dozzinali e di pura spazzatura (i 4 romanzi della serie dedicata a Doom, buona parte di quelli dedicati a Resident Evil, ecc.) ed altri che si lasciano leggere per il buon mestiere degli scrittori ma che non rimarranno di certo negli annali letterari (come i romanzi dedicati a Deus Ex o a EVE Online). Ma questa è la normalità in qualsiasi ambito letterario, mainstream o di genere.

giugno 19, 2012 Posted by | biblioteche, multiplayer, videogiochi | , , | 4 commenti

Bibliotecario: organizzatore, docente, istruttore, consulente

Qualche riflessione su Information literacy in biblioteca
http://ossessionicontaminazioni.blogspot.com/2012/01/bibliotecario-organizzatore-docente.html

gennaio 26, 2012 Posted by | biblioteche | | Lascia un commento

Reference librarian vs. Information consultant

Sarah Anne Murphy propone nel suo volume The Librarian as Information Consultant (American Library Association, 2011; sottotitolo: Trasforming Reference for the Information Age) di modificare lo status del “bibliotecario di reference” in “library and information consultant” ovvero in “consulente informativo e bibliotecario” (ovviamente l’accento, come si evince anche dal titolo del volume, è più sull'”informativo” che sul “bibliotecario”). Questo risponderebbe secondo la Murphy (coordinatrice di research and reference presso le biblioteche della Ohio State University) non soltanto al mutato e mutevole quadro in cui l’informazione non risiede più solo in biblioteca ed in cui l’individuo alla ricerca di un’informazione può scegliere più agenzie fornitrici (la biblioteca, internet, ecc.) ma anche alle difficoltà economiche attraversate ovviamente anche dalle biblioteche e dai bibliotecari. Anzi, il problema al fondo della trattazione mi sembra proprio questo: assistiamo ad una disamina sicuramente utile su come progettare, promuovere e gestire un servizio di reference di qualità ponendo risorse ed attenzione al marketing, alla customer satisfaction (a cui ci si riferisce con l’espressione “The Voice of the Customer”), alla misurazione dei risultati del servizio, ecc. Assistiamo sostanzialmente all’esposizione di come il servizio di reference possa – e debba – essere gestito con il medesimo management di cui beneficiano i servizi a rilevanza economica. Per questo però, alla base di tutto, la Murphy mette l’idea che sia indispensabile ridefinire il bibliotecario come consulente. Il bibliotecario, ci spiega la Murphy, è qualcuno che offre delle risposte (delle informazioni, dei documenti), mentre il consulente è qualcuno che offre consigli il cui valore è misurabile per la vita del cliente. Ad esempio, ovviamente in questo periodo in cui l’economia domina nei pensieri di tutti, il consulente finanziario. Il problema è che la variazione è solo nominalistica in quanto il campo di operazioni di questo novello consulente informativo e bibliotecario è esattamente lo stesso di quello del vetusto bibliotecario di reference con una più razionale/scientifica/di qualità gestione del servizio.

Mi sembra tuttavia che tale variazione sia, alla fine, deleteria. Se non siamo, come effettivamente non siamo, di fronte ad una significativa variazione di mansioni, il togliere dall’attenzione il concetto di biblioteca, se sul breve periodo può cosmeticamente dare nuovo appeal al servizio di fronte agli “stakeholders”, alla lunga contribuisce a sminuire il contesto ed il cuore di quel servizio: la biblioteca. O quello del consulente informativo è davvero una nuova professione ed ha un suo senso anche indipendentemente dagli esiti della biblioteca come istituzione (cosa per altro possibile, ma a questo punto occorrerebbe una seria valutazione economica di realizzabilità di tale nuovo servizio) o è uno stratagemma che rischia di creare più problemi di quanti non ne risolva. Se infatti il consulente informativo continua – come si evince dalla trattazione della Murphy – a dipendere da tutto il resto del complesso meccanismo bibliotecario (catalogatori, amministrativi, prestito, acquisizioni, ecc.), l’assegnare una preminenza differente e preminente ad esso corre il rischio di non mostrare come esso dipenda dal resto per il proprio funzionamento e di dare l’illusione ai finanziatori che esso possa essere finanziato e fatto funzionare indipendentemente dal resto della biblioteca ed anche in presenza di una significativa riduzione di questa.

Se è assolutamente giusto e condivisibile il considerare il front/office (ed il servizio di reference è un front/office estremamente qualificato e professionalizzato) come il punto nevralgico di un servizio gestito con criteri di qualità e di attenzione al cliente, e di conseguenza gestire personale e procedure facendo massima attenzione a qualificare in maniera positiva l’esperienza del servizio bibliotecario da parte del cliente/utente (e mi vengono in mente a riguardo le modalità di gestione degli Idea Store londinesi) è assolutamente indispensabile che tale positiva esperienza sia consapevolmente collegata al contesto della biblioteca.

In conclusione – richiamandomi anche ai “nostri valori” così come espressi da Michael Gorman – solo se colleghiamo il giudizio positivo degli utenti/clienti per un servizio di reference/consulenza informativa sapientemente gestito a tutto il contesto bibliotecario di conseguenza altrettanto sapientemente gestito, potremo sperare che chi ha la responsabilità di decidere fondi e sopravvivenza decida implementazioni piuttosto che riduzioni o chiusure.

gennaio 16, 2012 Posted by | biblioteche | Lascia un commento