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VOGLIA DI VINCERE

bp-big-120207030014184Leggere il libro di Tom Bissell Voglia di vincere (Isbn Edizioni) è un po’ come parlare con un amico di un argomento che ci sta a cuore. A differenza di altri, anche più informati, saggi da cui ci aspettiamo e spesso troviamo un’atteggiamento di condiscendenza della serie: “adesso ti vengo io a spiegare come stanno veramente le cose”, Bissell ci parla apertamente di quello che sa e delle sue opinioni su uno dei suoi media preferiti: i videogiochi. E il suo atteggiamento è così rilassato ed amichevole, che a differenza dei suddetti saggi non siamo spinti, un po’ snobisticamente, a rifar loro le pulci su ogni singola frase. Certo, non su tutto ci troviamo d’accordo con Bissell, siamo però consapevoli che quelle che ci espone non sono verità apodittiche ma opinioni che volentieri discuterà con noi. In particolare, ad esempio, non mi ritrovo personalmente d’accordo sul giudizio negativo che Bissell offre della controversa missione “Niente russo” in Modern Warfare 2, dove impersoniamo una spia americana infiltrata in una cellula terrorista russa che provoca una strage di civili in un aeroporto russo. Per Bissell il livello è “eticamente confuso e tragicamente pigro”. Personalmente ho più volte citato il livello come un modo per trattare in modo coinvolgente e scioccante un tema di attualità in un videogioco. Al contrario Bissell sostiene essere questo livello l’apogeo della faciloneria narrativa in MW2 che vede inverosimilmente glorificato eroe nazionale proprio il capo della cellula terroristica. Ed indubbiamente Bissell ha ragione: dal punto di vista del confronto della narrazione di MW2 con la complessità del reale, il plot videoludico è di un’ingenuità disarmante. Eppure non credo sia più elementare od ingenuo ad esempio di un blockbuster cinematografico. Prendiamo un episodio di 007 come Il domani non muore mai: anche qui non si può sostenere che il Carver Media Group sia una rappresentazione realistica dei grandi gruppi mediali multinazionali. Eppure non è questo il punto: il film funziona, pur con le sue grossolane approssimazioni, come metafora del potere assassino dei media e il piacere è che a liberarcene sia un eroe donnaiolo ed old style come Bond. Allo stesso modo è evidente come tutto il complotto orchestrato in MW2 non regga il confronto con quelli reali, ma quello che ci interessa è esattamente che funziona perfettamente come espediente ludico.

Ma per un esempio di quello che nel libro non mi trova – in modo tuttavia assolutamente dialogico –  d’accordo, sono molti di più i punti ove sottoscriverei ogni parola, ed altri in cui il racconto di Bissell mi lascia esterrefatto ed emozionato come di fronte appunto alle confessioni di un amico. Come intendere altrimenti il racconto che ci fa Bissell del suo rapporto con Grand Theft Auto: Vice City che s’intreccia con la dipendenza da cocaina a tal punto da far sembrare inscindibili le due fruizioni?

D’altra parte il titolo originale Why Video Games Matter esprime meglio dell’agonistica traduzione italiana il concetto al centro del libro: i videogiochi contano ed è assurdo che a discettarne, anche a livello universitario, siano (più o meno critici) fan piuttosto che persone interessate onestamente a capire e discutere questa (ormai non più tanto) nuova forma mediale.

 

[articolo preparato per Suono e non pubblicato]

dicembre 14, 2012 Posted by | bissell, videogiochi | , , | Lascia un commento