RECENSIONE PUBBLICATA SUL MANIFESTO DEL 06 AGOSTO 2008

James Lee Burke Prima che l’uragano arrivi (Meridiano zero)

James Lee Burke L’urlo del vento (Fanucci)

burke7La storia editoriale italiana di James Lee Burke è giunta ad un ulteriore punto di svolta col passaggio dalla casa editrice Meridiano Zero alla Fanucci. Lo spartiacque è l’uragano Katrina che sta per arrivare nell’ultimo romanzo pubblicato dalla casa editrice padovana, Prima che l’uragano arrivi (p. 351, € 16: titolo originale Pegasus Descending, pubblicato nel 2006), ed il primo pubblicato da quella romana, L’urlo del vento (p. 438, € 18,50; The Tin Roof Blowdown, pubblicato nel 2007), entrambi usciti negli ultimi mesi. Prima di queste due case editrici, Burke in Italia era stato pubblicato sia in edizioni da libreria da Baldini & Castoldi, sia in quelle da edicola di pertinenza del Giallo Mondadori. Per certi versi dispiace il passaggio alla casa editrice romana, non certo per il minore prestigio di quest’ultima, quanto per la minore cura editoriale che fa sì che L’urlo del vento sia infarcito d’errori o e sviste (ad esempio: a p. 95 si dice di un agente che tiene in mano una pompa, mentre è chiaro dal contesto che si tratta di un fucile a pompa; a p. 41 un terribile “pensavo che eravate”; il 9/11 spacciato per il 9 di settembre, e così via).

Ma si tratta di un peccato tutto sommato veniale, specialmente di fronte ad un cambio di marcia rispetto ai temi soliti trattati da Burke. E allora non è un controsenso che, come recita il giudizio di The Wall Street Journal riportato in quarta di copertina del volume fanucciano «Questo romanzo sta ottenendo un successo senza pari, quanto James Lee Burke, settantenne, non aveva mai riscosso con tutti i suoi libri messi insieme» e la contemporanea constatazione che – dal punto di vista della trama – si tratta di un romanzo maggiormente convenzionale rispetto a tutti i precedenti che vedono come protagonista il detective cajun Dave Robicheaux. Benché vi venga ritratta la consueta rete sotterranea che lega l’economia ed il successo sociale specialmente bianco della Louisiana con il crimine organizzato e lo sfruttamento para-schiavistico della gente di colore, il plot è incentrato sul confronto tra Dave e un serial killer sociopatico, brutto, misogino e apparentemente inafferrabile, proprio come prescrivono le convenzioni del genere.

CopUrloVentoDecisamente più in linea con i plot che siamo abituati ad apprezzare Prima che l’uragano arrivi dove Dave indaga sul suicidio di una giovane ragazza nera spinta a tale gesto dall’abuso sessuale a cui è stata sottoposta dal “branco” dei bravi, bianchi ed agiati studenti di una confraternita universitaria, successiva alla violenza subita da parte del padre sessuomane di uno di loro. A questa indagine s’intrecciano, come spesso succede nelle storie immaginate da Burke, ricordi e situazioni del passato. In questo caso assistiamo all’arrivo dell’affascinante Trish Klein, figlia di un amico di Dave ai tempi in cui lavorava nella polizia di New Orleans. Dave, alcolizzato, non era riuscito ad impedire che l’amico venisse brutalmente freddato durante una rapina e il senso di colpa fa sì che agisca in modo protettivo nei confronti della figlia che invece è decisa a truffare i casinò legati ai mafiosi mandanti della rapina in cui è morto il padre. E tra i presunti mandanti c’è proprio la famiglia sospettata d’aver stuprato la ragazza di colore. Ovviamente sarà arduo portare a galla la verità, perché sulla strada di Dave si metteranno non solo gli interessi apparentemente insospettabili delle buone famiglie influenti, ma anche il procuratore distrettuale che vi vede un inciampo per la propria carriera politica e l’FBI che vorrebbe evitare che l’indagine su un caso di stupro comprometta la rete in cui vuol far cadere il crimine organizzato legato ai casinò. Ma, ovviamente, per Dave le responsabilità nei confronti di una povera ragazza di colore del tutto innocente vengono prima delle convenienze economiche, politiche, sociali o anche civili.

tin roofAnche ne L’urlo del vento si intrecciano svariate trame: quella di un gruppo di sciacalli neri che durante l’uragano finiscono a depredare la casa di un malavitoso che ha nascosto nei muri montagne di soldi falsi e di diamanti “insanguinati”. Tre dei quattro saccheggiatori vengono riconosciuti però come gli stupratori di una ragazzina e in quanto tali viene loro sparato addosso. Ma l’unico a rimanere ucciso è proprio il più giovane, prima d’allora incensurato, che nulla aveva a che fare con lo stupro. Il proprietario della casa depredata assolda un killer per tentare di recuperare soldi e diamanti, ma quello comincia ben presto a lavorare per conto proprio minacciando Dave e la sua famiglia, tra cui la figlia adottiva Alafair, tornata a New Iberia per scrivere il suo primo romanzo. E il confronto di Dave con il killer prende il sopravvento nella narrazione fino a diventare il motore principale della vicenda. Nonostante ciò il romanzo si salva dalla banalità del genere grazie al ritratto impietoso di una New Orleans trasformata dall’uragano Katrina da “Big Easy” a “Big Sleazy”, reso nella traduzione di Nicoletta Brazzelli con “Il Grande Fango”, e alla lucida denuncia di Burke dell’assenza di aiuti da parte del governo federale sia durante l’emergenza dell’uragano, ma soprattutto al fatto che i potenziali pericoli fossero stati in precedenza deliberatamente ignorati togliendo risorse alla creazione di barriere adeguate. Davvero nei suoi punti più toccanti L’urlo del vento è il canto funebre non solo di Dave Robicheaux, ma anche dello stesso Burke, per una New Orleans morta e sepolta materialmente sotto il fango ma moralmente sotto gli interessi di chi non voleva proteggerla e soprattutto voleva disfarsi velocemente dei quartieri più poveri, prevalentemente abitati dalla gente di colore.

burkeSito di James Lee Burke

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Recensione di:
James Lee Burke
Pioggia al neon

(Meridiano zero)
pubblicata sul Manifesto del 14 novembre 2007

Pioggia al neon è il primo romanzo dedicato da James Lee Burke al detective cajun Dave Robicheaux. Pubblicato originariamente nel 1987, il romanzo ha visto la luce per la prima volta in Italia per Baldini & Castoldi nel 1998 e viene ora ripubblicato con nuova traduzione da Meridiano Zero (286 p., € 15,00).

È interessante vedere, rileggendo la sua prima avventura, come si è evoluto il personaggio e il contesto dell’intrico di bayou della Louisiana, descritto da Burke in modo da riflettere consapevolmente quello di interessi economici e di potere, che ogni volta si trova a fronteggiare. In effetti ci sono cose diverse rispetto agli ultimi romanzi, su tutte il fatto che Dave è ancora nell’organico della polizia di New Orleans assieme al suo collega ed amico Cletus Purcel. Ma non cambia l’intreccio di rispettabilità e crudele malaffare contro cui Dave si scaglia a testa bassa. L’elemento che scatena gli eventi è il ritrovamento da parte di Dave, durante un tranquillo week-end di pesca, di quello che dopo essere stato scambiato per un alligatore in attesa sotto il pelo dell’acqua di un bayou si rivela essere il cadavere di una ragazza di colore. Le braccia martoriate di cicatrici fanno sì che venga accusato il suo spacciatore che però, prima di morire sulla sedia elettrica, confessa a Dave altri due omicidi – regolamenti di conti tra gang mafiose – per convincerlo di non essere il responsabile della morte della ragazza. Inizia così il testardo e doloroso (per lui e per chi gli sta vicino) processo che porterà Dave alla verità. Una verità che – e diventerà ricorrente nella serie ideata da Burke – guiderà il detective, accusato d’essere marxista per il suo prendersi a cuore i soprusi subiti da poveri e neri, a scoprire che l’omicidio della ragazza non è altro che un effetto secondario del traffico d’armi che dalla Louisiana parte in direzione dell’America centrale per armare e finanziare generali assassini e brutali torturatori.

A questo punto è utile ricordare che all’epoca della pubblicazione di The Neon Rain negli Stati Uniti era presidente Ronald Reagan proprio in quel periodo al centro degli scandali per il finanziamento dei contras nicaraguensi. E per la prima volta, ma già con lucidità estrema, Burke mostra come gli interessi della criminalità organizzata (ed in primis la droga) si vadano ad inestricabilmente fondere a quelli della destra reazionaria funzionando alla fine come uno schiacciasassi che passa senza distinzione sopra a poveri e sfruttati sia nord sia centro e sud americani.

Ma, come diventerà consueto, Dave paga cara la verità. Dovrà infatti vedersela non solo con i killer della mafia locale, ma anche con ex soldati degli squadroni della morte, torturatori di professione e disposti a tutto per non far fallire i loro traffici solo per aver ammazzato una prostituta tossicodipendente che aveva ascoltato troppo dei loro discorsi d’affari. E lo lasceremo alla fine del romanzo col fratello in fin di vita, con una ricaduta nell’alcolismo, con la rottura dell’amicizia con Clete, ed infine con le dimissioni dalla polizia per un lavoro apparentemente più tranquillo: il gestore di un negozio di esche sul bayou Teche…

Solo per scoprire nel seguente Prigionieri del cielo (secondo romanzo della serie, pubblicato nel 1994 da Baldini & Castoldi e portato sul grande schermo nel 1996 da Phil Joanou col titolo Omicidio a New Orleans con Dave interpretato da Alec Baldwin) che i suoi guai non sono finiti, ma solo cominciati.

Recensione di

Ti ricordi di Ida Durbin?

di James Lee Burke

dal Manifesto del 29/11/2006


Potrebbe far pensare a storie già scritte e già lette il fatto che al centro dell’ultimo romanzo di James Lee Burke – Ti ricordi di Ida Durbin? (Meridiano zero, 347 p., € 15,50) – ci sia un delitto che viene dal passato che i potenti di oggi cercano d’insabbiare. Del resto tutti i casi in cui Dave Robicheaux s’è imbattuto avevano questo cliché, quasi a mostrare che tutti i mali della Louisiana narrata da Burke hanno radici antiche, radici fatte di schiavitù, di sopraffazione, di odio razziale, di malavita organizzata.

Potrebbe ancor più indurre al sospetto il sapere che stavolta il detective cajun inventato dalla penna di Burke ha a che fare con un assassino seriale e che la soluzione, classicamente per i thriller di questo tipo, arriverà a poche pagine dalla fine, con il classico dettaglio apparentemente banale che fa scattare l’interruttore nella testa del detective innescando la travolgente corsa finale contro il tempo.

Ma se gli attrezzi del mestiere sono quelli risaputi, la maestria di Burke non sta tanto nel saperli usare nel migliore dei modi, ma al contrario quella di sapere quando essi vano deposti e occorre lasciare spazio ad altri. Magari meno precisi al fine di costruire una macchina letteraria per far soldi, ma più “sinceri” nel dipingere una terra quali gli Stati Uniti, il Sud degli stessi ed in particolare la Louisiana, che Burke mostra di amare senza però chiudere gli occhi di fronte a problemi e disparità. Prima fra tutte quella economica che ancora divide i bianchi ricchi proprietari terrieri del passato che ancor oggi mantengono la loro supremazia col petrolio o, come Valentine Chalons, con la propria capacità di manipolare i media dai neri poveri e sfruttati.

La storia vede Dave col fratellastro Jimmie ragazzi salvati da uno squalo durante una nuotata nel Golfo da una giovane e affascinante prostituta di nome Ida Durbin. Jimmie se ne innamora e vorrebbe scappare con lei in Messico, ma all’ultimo momento Ida viene rapita da due poliziotti corrotti al soldo dei mafiosi che la costringono a prostituirsi. Jimmie pensa sia ancora viva mentre Dave non la dubita morta e ne è ancor più certo quando anni più tardi il fratello di uno dei due poliziotti, in punto di morte, gli confida di essere stato testimone da ragazzo del suo rapimento e di averne visto il mandolino fracassato e impronte di sangue nella casa dove era tenuta prigioniera. L’ira di Dave si rivolge verso la famiglia degli Chalons, proprietaria di quella casa e in affari coi mafiosi che la sfruttavano. Ma la riaperta indagine su Ida Durbin s’intreccia con quella di un serial killer che stupra e ammazza donne bianche benestanti nel distretto di New Iberia. Il vortice di delitti e di rabbia mal repressa porta Dave a confrontarsi con la belva mai completamente sopita dell’alcolismo, ma anche a trovare una nuova compagna di vita.

Alla fine, ancora una volta, tutto si risolverà per il meglio, ed ancora una volta Dave sarà riuscito a mettere un piccolo sasso nelle ruote del sistema, mentre a fargli da coreografia sempre più apocalittica, lampi e uragani minacciano di strappar via quella terra anche a causa dell’incuria – ambientale – dei suoi padroni.

Sito di James Lee Burke: www.jamesleeburke.com/