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L’EFFETTO DI DESTINY SUI VIDEOGIOCHI

destiny-b[Articolo di approfondimento collegato alla recensione di Federico Ercole pubblicato sul Manifesto di sabato 11.10.2014]

John Shirley, tra i principali autori della generazione cyberpunk con capolavori del calibro di Il rock della città vivente o della trilogia A Song Called Youth e recentemente dedito alla novelization di videogiochi di successo, ha pubblicato il seguente post sulla sua pagina Facebook:

 

Dato che sei un giocatore esperto, probabilmente sai che Destiny è un videogioco esclusivamente online. Ma io non lo sapevo. Pur avendolo acquistato… io non ho Destiny. Ho dovuto riportarlo al negozio: l’ho acquistato perché le promo dicevano che era uno sparatutto in prima persona ed alcuni qui ne davano giudizi estremamente positivi e… che ci stavano giocando con l’Xbox360. Ma ha bisogno di Xbox Live o del corrispondente per la Playstation, ecc. Ho chiesto al commesso del negozio – che mi ha permesso di restituire il gioco – e mi ha detto che ci sono solo tre giochi come quello: Destiny, Titanfall e un qualche gioco di zombie. Così non è che questa cosa sia la normalità… dopo che già avevo inserito il dischetto nella mia console, ho visto l’avvertenza “online only” sull’angolo del contenitore…

 

Perché non gioco ai videogame online? Ai tempi di Call of Duty ho giocato a CoD per PC online. Ho scoperto che la cosa mi causava dipendenza, che era irritante (per la presenza di giocatori che baravano) e generalmente stressante, ma la parte peggiore era: il dispendio di tempo! Avrei potuto scrivere due romanzi e una sceneggiatura con l’energia che vi ho speso. L’occasionale dedizione ad uno sparatutto in prima persona o ad un gioco di ruolo in single player è qualcosa che posso gestire. Ma si tratta di qualcosa di comparabile ad un bicchiere di vino a confronto dell’eroina (o magari crack, cocaina o simili) di un gioco FPS online…

 

Il post di Shirley mette in luce due questioni: il concetto di “possesso” di un videogioco (o di un’opera digitale in genere) e la “dipendenza” che creano i videogiochi online. Nonostante a Shirley ed alla maggior parte di noi possa sembrare che la copia di un videogioco offline, un ebook, un programma da noi acquistato sia “nostra”, succede perché non leggiamo con attenzione il documento “End User License Agreement” che c’informa che l’azienda produttrice ci consente (fino a quando lo riterrà opportuno) di lasciarci usare il contenuto che rimane comunque di sua esclusiva proprietà. La cosa ovviamente si fa penalizzante per l'”utente finale” nel caso in cui l’opera acquistata (ma a questo punto sarebbe più opportuno utilizzare il termine “noleggiata”) sia fruibile solo online o comunque in contesti dove l’azienda abbia un controllo diretto su essa (come ad esempio Amazon sugli ebook nei Kindle, o Apple sugli iPad/Phone).

Resta la questione della “dipendenza” che, come spiegano bene L. Kutner e C.K. Olson nel libro (purtroppo mai tradotto in italiano) Grand Theft Childhood: The Surprising Truth About Violent Video Games, non è mai stato dimostrato scientificamente trattarsi di “dipendenza” reale, fisiologica. Tuttavia rimane il fatto che il gioco online prevedendo attività routinarie per l’avanzamento di livello (“farming“) e il coordinamento con altri giocatori per sfide “epiche” causa situazioni come quella che racconta Jaime D’Alessandro in Play 2.0: trascorrere 1.400 ore effettive di gioco nei due anni passati a giocare con Dark Age of Camelot.

Destiny può fare questo effetto? Certamente è un titolo coraggioso e innovativo: per quanto lo story-mode possa essere giocato in singolo, non è la modalità ideale anche perché Destiny punta non su una storia coinvolgente ma su un vasto mondo farcito di nemici e boss da eliminare nel corso di missioni relativamente lineari e gestibili al meglio trovando il modo di collaborare con altri giocatori. Non siamo pertanto di fronte ad un “massive multiplayer online role play game” o and un frenetico shooter online ma piuttosto ad un mix di shooter cooperativo e di gioco di ruolo. L’interesse di Destiny, al di là della guerra dei numeri con gli altri blockbuster videoludici di fine/inizio ciclo di vita della generazione di hardware, sta non nella storia relativamente banale o nella grafica grandiosa, non nel gameplay, ma piuttosto nell’idea di un “cooperative multiplayer role shooter“, in una strategia nuova di coinvolgimento online dei giocatori. La sfida di Destiny, piuttosto che nel successo del “day one“, sta nella capacità di ideare un nuovo modo di stare in rete assieme a giocare.

 

ottobre 15, 2014 Posted by | cyberpunk, dalessandro, ebook, fps, multiplayer, play 20, videogiochi | , , , , | Lascia un commento

I 3 PROBLEMI DEGLI E-BOOK NELLE BIBLIOTECHE

 
polanka_200x300Lo scorso lunedì 17 ottobre, presso la Mediateca di San Lazzaro di Savena (Bologna) si è svolto, a cura della sezione Emilia-Romagna dell’Associazione Italiana Biblioteche, una giornata di formazione su “E-book, teoria e pratica: esperienze di biblioteche a confronto”. Forte della recente lettura del manuale di gestione bibliotecaria degli e-book “No Shelf Required” (American Library Association, 2010) mi sono permesso di fare un breve intervento per sottolineare quelli che sono a mia parere i tre principali problemi per le biblioteche nel gestire il libro elettronico all’interno dei loro servizi. Vorrei qui, per chi ne fosse interessato, ampliare e approfondire gli accenni esplicitati lunedì, anche nella speranza che ne possa suscitare un dibattito.
 
I tre principali problemi che la gestione degli e-book pone alle biblioteche sono relativi a quello che può essere considerato il mai risolto problema del “possesso vs. accesso” e coinvolgono i seguenti ambiti: “conservazione”, “catalogo” e “prestito interbibliotecario”.
 
Conservazione
I libri sono o possono essere considerati “beni culturali” ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, art 10, comma 2, lettera c e in quanto tali devono essere oggetto di opportuna conservazione dagli istituti culturali appositamente predisposti, ovvero le biblioteche. Ovviamente non tutte le biblioteche hanno i medesimi obblighi relativamente alla conservazione, e tali obblighi variano anche di molto a seconda della legislazione e all’impostazione regionale in merito. Ma non v’è dubbio che ogni biblioteca possa avere un più o meno grande fondo (ad es.: il fondo per la documentazione locale) che deve essere conservato. In situazioni quale quella della Regione Emilia-Romagna ove vige il principio dell’“ultima copia” (ovvero la biblioteca in possesso dell’ultima copia di un documento quale che sia non più in possesso da altre biblioteche della regione deve considerare quel documento “bene culturale” e conservarlo adeguatamente come copia di riferimento a livello regionale) è chiaro che ogni biblioteca può trovarsi nella situazione di vedere nelle proprie raccolte dei beni culturali meritevoli di conservazione. Dato che la conservazione prevede competenze e risorse specifiche è previsto che la biblioteca alieni il bene culturale accidentalmente presente nel proprio catalogo a favore di una biblioteca a livello provinciale o regionale maggiormente attrezzata a tale compito.
Nell’integrare nei propri servizi il libro elettronico, le biblioteche devono porsi anche il problema della conservazione dei libri elettronici consultati e messi a disposizione del pubblico. A differenza dei libri cartacei che si deteriorano con l’uso, i libri elettronici non subiscono degrado conseguente al passaggio per molte mani diverse e magari non sempre particolarmente attente e rispettose, ma hanno dei limiti che in parte dipendono dalla diversa tipologia commerciale del libro elettronico rispetto al libro cartaceo. Sostanzialmente il libro elettronico è considerato dai rivenditori alla stregua di una risorsa elettronica (DVD, videogioco, programma, ecc.) e in quanto tale non è venduto come bene ma offerto in concessione, una concessione che il concessionario può, fatte salve le leggi vigenti, limitare a piacimento. Ci sono ad esempio libri elettronici che possono essere installati (legalmente) solo su un numero predefinito di “device” (lettori, computer, ecc.) o libri elettronici “a tempo”. Il libro elettronico può inoltre essere proposto da piattaforme proprietarie (come MediaLibraryOnLine) a cui la biblioteca si “abbona” per i propri utenti. In questo caso però la disponibilità delle risorse dipende – oltre che dalle finanze della biblioteca – dalla disponibilità commerciale della ditta fornitrice (e la stessa cosa può anche dirsi per gli e-book acquistati direttamente dato che Amazon ha cancellato dai device Kindle dei propri clienti e-book che non intendeva più distribuire). In casi come questi l’eventuale “ultima copia” non è (almeno completamente) nelle disponibilità della biblioteca (anche nel caso di limitato numero di prestiti/installazioni, dato che la biblioteca non ha di fatto – dopo l’ultimo prestito/installazione – la possibilità di recuperare il libro elettronico in questione).
Una possibile soluzione a questo problema è delineabile solo a livello sistemico, all’interno di un inquadramento normativo regionale. Occorre contrattare – a livello sistemico appunto, e/o regionale – con editori e fornitori una copia elettronica libera da vincoli da utilizzare come “ultima copia” destinata alla conservazione. Di più: dato che non stiamo parlando di una tecnologia di per se stessa utilizzabile ma che necessita di strumenti occorre prevedere che qualcuno, a livello sistemico/regionale, si preoccupi di conservare e di garantire il funzionamento dell’hardware che permette l’apertura e la fruizione dei libri elettronici.
 
amazon_ebook_noleggioCatalogo
A chi capita di trovarsi assieme al pubblico davanti ad un OPAC ad effettuare delle ricerche è capitato sicuramente almeno qualche volta che l’utente di turno si stupisse, davanti alla descrizione catalografica del testo finalmente individuato, che non ci fosse un link al testo stesso. Se è relativamente semplice spiegare che quella nell’OPAC è una “semplice” descrizione del libro fisico che si trova sugli scaffali della biblioteca, decisamente più difficile si prospetta spiegare perché dalla descrizione presente in OPAC un utente iscritto non possa scaricare l’eventuale libro elettronico trovato. Tralasciando l’escamotage di realizzare elenchi/cataloghi separati e considerando transitoria la situazione attuale in cui servizi come MediaLibraryOnLine non sono integrati negli OPAC (del resto vi sono esempi americani della possibilità di tale integrazione: per citarne uno EBL nelle FAQ di presentazione al servizio attesta “Ebooks can be accessed through a library’s OPAC by an 856 link in a catalog record or via general URL to the EBL catalogue. An ebook accessed from an 856 link will take a patron directly to the requested ebook within EBL.” <http://www.eblib.com>), il problema del rendere disponibili allo scarico nell’OPAC i libri elettronici posseduti dalla biblioteca è esattamente legato alla concessione acquistata dalla biblioteca o dal sistema bibliotecario relativamente agli ebook. Tali concessioni possono sostanzialmente rendere:
– disponibile il libro elettronico per lo scarico contemporaneo e per tempo indeterminato;
– disponibile il libro elettronico per lo scarico contemporaneo ma per un tempo determinato (ebook “a tempo”);
– disponibile il libro elettronico per uno solo scarico (o per un limitato numero di scarichi) e per un periodo di tempo limitato, scaduto il quale si riattiva la disponibilità di scarico (tale modalità è quella più simile a quanto avviene per il libro fisico);
– indisponibile il libro elettronico per lo scarico (quando ad esempio il libro elettronico può essere caricato esclusivamente su un numero estremamente limitato di “device”).
Chiaramente in un mercato già abbastanza “rodato” come quello statunitense varie delle precedenti opzioni sono disponibili alle biblioteche con una variazione del costo della concessione (che aumenta conseguentemente all’ampliarsi delle condizioni a disposizione). Nel mercato italiano anche l’opzione più restrittiva (che è però la più comune per i corrispettivi elettronici dei “best seller”) prevede costi che sono praticamente quelli del libro cartaceo rivelandosi quindi al momento antieconomica e impossibile da gestire legalmente con uno scarico da OPAC. In più, al secondo ed al terzo livello di concessione, è necessario avere meccanismi (e personale che li monitori) di conteggio dei prestiti e delle eventuali prenotazioni.
 
Prestito interbibliotecario
Il prestito interbibliotecario è un servizio tipicamente bibliotecario che difficilmente può essere accostato ad altri servizi informativi o meno ed è una delle non molte specificità e qualità del servizio biblioteca che possono essere fatte valere a fronte delle disponibilità offerte dalla rete. Per questo nel volume “No Shelf Required” (pubblicato da American Library Association nel 2010) la possibilità del prestito interbibliotecario è una delle più forti preoccupazioni che i bibliotecari statunitensi di qualsiasi tipologia d’istituzione hanno relativamente all’inserimento del libro elettronico nei servizi bibliotecari. La possibilità del prestito interbibliotecario è legato alle stesse condizioni che vincolano la disponibilità del libro elettronico direttamente dall’OPAC ed è vincolata dalla preoccupazione che gli editori e i fornitori hanno che il file del libro elettronico possa sfuggire al controllo e disseminarsi senza un ritorno economico per loro. Ma dall’altra parte per le biblioteche è un elemento fondamentale del servizio ed è pertanto irrinunciabile. Anche qui almeno una parte della soluzione è legata alla capacità dei sistemi di spuntare nell’acquisto di libri elettronici le condizioni indispensabili ad attivare la completezza dei servizi anche per questa tipologia documentale.
 
headerChiaramente questi sono “problemi” ovvero criticità che possono essere affrontate (e tendenzialmente risolte) per il servizio, non ostacoli insormontabili ad esso. Per tutti questi problemi la soluzione, o almeno il pre-requisito per essa è l’agire non solo in modo sistemico, ma coinvolgendo chi ha l’incombenza in qualche misura legislativa sulla questione. Questo perché il libro elettronico viene considerato e distribuito dagli editori come qualcosa di diverso dal libro cartaceo. Il libro cartaceo è un bene che la biblioteca acquista, il libro elettronico è una risorsa che la biblioteca ottiene in concessione. Le differenze di utilizzo devono tener conto di questa diversità ma, nell’interesse comune, vi deve essere lo spazio per garantire anche mediante il libro elettronico alle biblioteche le funzioni di promozione e di conservazione della cultura che sono uno dei fondamenti – per dirlo con Antonella Agnoli – della democrazia.
 

Linkografia:
Blog di Sue Polanka, curatrice del volume “No Shelf Required”: http://www.libraries.wright.edu/noshelfrequired/
Blog di Virginia Gentilini: http://nonbibliofili.wordpress.com/
MediaLibraryOnLine: http://www.medialibrary.it
Programma della giornata di formazione per bibliotecari sugli e-book: http://www2.spbo.unibo.it/aiber/seminario-ebook.pdf
Sito da cui scaricare Calibre, software per la gestione e la conversione degli ebook: http://calibre-ebook.com/
Sito di Mauro Sandrini con le slide della presentazione alla giornata di formazione: http://www.elogioebook.com

ottobre 19, 2011 Posted by | biblioteche, ebook | 1 commento