Qualche riflessione su:
GLACIERS IN EXTINCTION

Glaciers in Extinction è un’opera dell’aretino Roberto Fabbriciani, già flautista in composizioni di noti autori contemporanei come Cage, Nono, Petressi, Sciarrino, ecc., che la esegue direttamente con uno strumento particolare e inusuale come il flauto iperbasso. In questo caso conviene leggere per intero le note introduttive nel booklet redatte a cura di Luisella Botteon (anch’essa flautista e moglie di Fabbriciani):

Ghiacciai in estinzione (Glaciers in Extinction) è un’opera suddivisa in sei momenti ciascuno dei quali realizza situazioni originali ed insieme simili, prendendo spunto da sei grandi ghiacciai tuttora esistenti.

L’idea generale è descrivere attraverso il suono un fenomeno naturale antico e di assoluta maestà quale la glaciazione e la sua impetuosa negazione. I grandi ghiacciai, come giganti gelidi ma vivi e palpitanti si muovono, scricchiolano, rombano minacciosi e temibili all’uomo, animati da un eterno mutamento che simboleggia il divenire della vita.

Il suono è l’assoluto protagonista dell’opera; la ricerca dell’autore scava nella materia sonora plasmando e modellando, rinnovando continuamente il percorso in una miriade di sfumature, di sottili e talvolta appena percettibili mutamenti utilizzando un’estensione che giunge ai limiti dell’udibile.

Interessante novità lo strumento scelto – il flauto iperbasso – utilizzato anche per la realizzazione del nastro sempre senza alcuna trasformazione elettronica, completamente al naturale. Il flauto iperbasso è il più grande strumento della famiglia dei flauti. Roberto Fabbriciani ha progettato e sperimentato questo strumento dalle incredibili sonorità, misteriose e profonde. Le sue caratteristiche sonore, unite alle nuove tecniche di emissione sperimentate dall’interprete e alle straordinarie possibilità di esplorazione, costituiscono un universo sonoro di grande interesse: enorme il range della dinamica, che consente di passare dalle inflessioni minime del soffio e della voce alle fortissime splosioni dei suoni percussivi e dei multifonici, le improvvise rarefazioni, le difonie vocali, l’esplorazione dei diversi piani dinamici, la ricerca di specifiche aree timbriche mai fino ad ora ascoltate.

Il dubbio che possa trattarsi di “captatio benevolentiae” che spesso si riscontra in tali casi (qui poi si potrebbe anche pensarlo visto il rapporto di parentela) è, all’ascolto dell’opera completamente fugato.

Glaciers in Extinction è un’opera magnetica ed al tempo stesso musicalmente e concettualmente rivoluzionaria. Intanto è stupefacente lo spettro sonoro che Fabbriciani riesce a ricavare dal suo flauto iperbasso, senza far ricorso a manipolazioni elettroniche, e già questo da solo merita ammirazione per l’abilità sia nel progettare sia nell’eseguire lo strumento. Ma l’ascolto si fa ancor più affascinante in quanto ci porta a pensare ai ghiacciai, veri e propri giganti feriti che nell’opera di Fabbricciani sussurrano e mormorano, fischiano, urlano e battono evidentemente disperati per le ferite loro inflitte da quei microbi che siamo al loro confronto. Raramente un’opera di oltre 57 minuti per un’unico strumento riesce a mantenere tensione ed interesse per tutta la sua durata, eppure Fabbriciani riesce quasi miracolosamente in tale intento grazie ad una rappresentazione emotiva (non c’è nulla infatti di strettamente “figurativo”) del progressivo disfarsi dei ghiacciai un tempo eterni.

Glaciers in Extinction è pubblicata su etichetta Col Legno <http://www.col-legno.com/>.

Il sito personale di Fabbriciani: <http://www.robertofabbriciani.it/>.

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