METRO TRANSMEDIALE

transmedia“Cross-media”? “Transmedia”? Qual è il termine più appropriato per qualificare le narrazioni che travalicano un singolo medium e si esprimono contemporaneamente su molteplici media? Pensiamo all’esempio cardine: Star Wars che nasce come opera cinematografica per contaminare progressivamente e programmaticamente gli altri media non solo con operazioni di “merchandising” (sfruttare cioè un “brand” di successo con gadget – giocattoli, linee scuola, figurine, ecc. – che poco o nulla incidono sullo “storyworld” di quel “brand”) ma con vere e proprie storie che vanno ad integrare/completare la “vulgata”. Pensiamo ad esempio alla trilogia di romanzi scritta da Timothy Zahn e dedicata al Grandammiraglio Thrawn (pubblicata in Italia prima da Sperling & Kupfer ed ora riedita in nuova edizione arricchita da Multiplayer.it): formalmente “spin-off” che però diventa a sua volta, grazie all’abilità di Zahn di ideare nuovi personaggi perfettamente adeguati al mood della saga, elemento mitopoietico in grado di generare sia nuove versioni della storia (ad esempio quella a fumetti) sia nuove storie che vanno ad arricchire la saga stessa nel suo complesso. Pensiamo a tutto il comparto videoludico in cui si possono annoverare almeno tre titoli imprescindibili nella storia del genere: X-Wing (un simulatore di volo spaziale uscito nel 1993 e seguito da un ancor più entusiasmante versione imperiale TIE Fighter l’anno seguente), Dark Forces (primo titolo, nel 1995, di una entusiasmante serie di titoli che sviluppano in prima persona l’avventura nel mondo di Star Wars) e Racer (del 1999, un’adrenalinica versione videoludica delle corse dei “pod” presenti in Episodio 1).

Il dubbio sul termine nasce dagli ultimi due titoli di uno dei massimi esperti italiani della materia: Max Giovagnoli. Cross-media è infatti intitolato il suo volume del 2009 e Transmedia quello uscito da poco (entrambi pubblicati da Apogeo), ma entrambi dedicati allo stesso argomento. Il dubbio lo chiarisce lo stesso Giovagnoli: di recente si preferisce “transmedia” per le narrazioni che si sviluppano programmaticamente su media diversi (mentre per sviluppi su diversi media non programmati/progettati si parla di “convergenza”) ed in particolare l’ultimo volume è estremamente utile a chi voglia capre come allestire un progetto transmediale ai fini soprattutto della promozione/marketing, anche sotto il profilo del “media activism” al fine di sollecitare la presa di coscienza su temi ad esempio umanitari, etici, ambientali, ecc. Il problema è che Giovagnoli nega esplicitamente che questo sia l’unico fine del suo testo, ed in particolare in Cross-media si addentra in una disamina più amplia delle opere che si sviluppano su più media anche da un punto di vista “artistico”. Ma, se già rende perplessi la scarsa cura posta in essi – come si fa a dire che la saga di Star Wars è uno delle più famose opere transmediali e poi chiamare uno dei suoi personaggi principali Obi One Kenobi invece che Obi Wan Kenobi? come si può su entrambi i volumi portare come esempio cardine di progetto cross/transmediale il lancio pubblicitario per il film Dark Knight e poi sbagliare su entrambi i libri il nome di uno dei principali “villain”: Harley Dent al posto di Harvey Dent? -, quello che a Giovagnoli non riesce assolutamente è spiegare il meccanismo o la ragione per cui una narrazione possa trasferirsi da un media non interattivo (la letteratura, il cinema) ad un media interattivo (come ad esempio i videogiochi) e viceversa: cosa fortemente contestata dai ludologi. Eppure proprio il caso di Dark Knight poteva essere estremamente utile per approfondire la questione: il protagonista, Batman, è stato creato nel 1939 per i fumetti e da allora ha visto innumerevoli reinterpretazioni letterarie, televisive, cinematografiche, videoludiche, ecc. L’ultima versione videoludica, quella di maggior successo, Batman Arkham Asylum si rifà formalmente ad una stupenda graphic novel di Grant Morrison e Dave McKean reinterpretandola in senso videoludico ma senza tradire le premesse narrative che vedono il manicomio di Arkham non solo come ospedale ma come vera e propria fonte della follia di Gotham. A sua volta il videogioco ha prodotto fumetti che sono andati ad inserirsi nella “continuity” del personaggio. In questo caso non abbiamo “solo” un evento promozionale limitato nel tempo e nelle intenzioni (per quanto importante ed influente possa essere) ma una vera e propria riscrittura grazie all’intreccio mediale di uno dei miti della nostra cultura.

metro-last-light-16541-800x600_editedUn altro fenomeno transmediale che Giovagnoli non prende in considerazione in nessuno dei due volumi è il fenomeno Metro 2033. Nato in rete dove l’autore, il russo Dmitri Glukhovsky ha inizialmente pubblicato il suo romanzo, ben presto si è sviluppato non solo in una pubblicazione cartacea, ma in un vero e proprio universo anche transmediale, grazie alla ripresa del tema della sopravvivenza umana dopo l’olocausto nucleare nei recessi della metropolitana moscovita da parte di altri autori non solo russi e alla trasposizione del romanzo in due videogiochi di cui il secondo, appena uscito Metro: Last Light riprende le vicende di Metro 2033 esattamente dalla sua conclusione ponendosi come vero e proprio seguito del romanzo e seguendone in maniera fedele i meccanismi narrativi dove il seguito scritto da Glukhovsky si focalizzava piuttosto su personaggi secondari del primo volume. In Metro: Last Light (sviluppato come il precedente da 4A Games con un ottimo motore grafico creato internamente e distribuito da Koch Media per PC, PS3 e Xbox360) torniamo a seguire le vicende di Artyom dopo che ha distrutto il nido degli orrendi “tetri” solo per scoprire che ai tetri era legata la sopravvivenza del genere umano sulla terra devastata dalle radiazioni. Ma forse non tutti i tetri sono stati distrutti e la nuova missione di Artyom è verificare le dicerie sull’avvistamento di un cucciolo della specie. Come nel romanzo Artyom dovrà imbarcarsi in una complessa e pericolosa peregrinazione all’interno della metropolitana moscovita trasformata in microcosmo autosufficiente dove nessuno è in realtà quello che sembra e la ricerca del cucciolo tetro si trasformerà progressivamente nel tentativo di salvare la gente della Metro da una furiosa e suicida guerra tra le opposte fazioni di redivivi comunisti contro nazisti. Il tutto senza farsi mancare escursioni tra le mutazioni del mondo esterno o tra le allucinazioni e le perversioni annidate nel ventre dei tunnel. Metro: Last Light dimostra come una narrazione transmediale possa efficamente trasferirsi da un media (in questo caso il romanzo) anche non interattivo ad una altro media (in questo caso il videogioco) interattivo per definizione senza perdere del fascino che l’ha reso un successo, anzi per certi versi aggiungendo carisma per far entrare in prima persona il lettore/giocatore all’interno del mondo immaginato. Metro: Last Light riesce egregiamente in questo compito trasferendo sul giocatore in prima persona (come per Metro 2033 infatti quello che abbiamo di fronte è uno sparatutto in prima persona) la sensazione di profonda inadeguatezza del protagonista in confronto al mondo ed ai pericoli che deve fronteggiare.

Metro-Last-Light-2Di fronte al successo di trasferire efficacemente da un genere all’altro una narrazione avvincente e complessa come capita per la saga di Metro 2033 ancor più che per tutte le declinazioni di Batman rimane muta la pur ricca dotazione di strumenti fornita da Giovagnoli (che espressamente e ripetutamente sottolinea l’accessibilità e la semplicità delle trame per i progetti transmediali). Certamente Last Light non arriva alla complessità del romanzo originale che del resto conta quasi 800 pagine ma nel suo riuscirci ad immedesimare non solo nel protagonista, ma anche nel mondo della metropolitana postapocalittica glukhovskiana dimostra come il transmedia non sia affare esclusivo degli addetti del marketing e come invece sia davvero una nuova modalità espressiva che ha bisogno di strumenti nuovi e più complessi di quelli che il marketing o le teorie letterarie o cinematografiche mettono attualmente a disposizione.

 pubblicato in forma ridotta su Alias dell’08 giugno 2013