Recensione di Buona notte, amici miei di Drazan Gunjaca
uscita sul Manifesto del 06 marzo 2008

gunjaca1I libri di Drazan Gunjaca, ex ufficiale della marina militare jugoslava ed ora avvocato e scrittore croato, siano essi romanzi, racconti o opere teatrali, hanno tutti precise caratteristiche in comune. Certo i temi: la tragedia dell’ultima guerra balcanica e come essa ha drammaticamente fratturato legami sociali e l’intimo stesso degli animi. Ma soprattutto il modo in cui tali temi vengono trattati: il registro utilizzato è allo stesso tempo di tragedia e di farsa. La tragedia riflette, ovviamente, gli eventi direttamente o indirettamente descritti, ma il registro farsesco è sicuramente meno scontato: viene realizzato mediante le seriose discussioni e/o divagazioni, palesemente iper-letterarie, che fungono da razionalizzazioni forzate rispetto al dolore dell’esistente.

Nell’ultimo romanzo di Gunjaca, Buona notte, amici miei, pubblicato da Fara (303 p., € 15) la guerra balcanica rimane sullo sfondo, ma non di meno è il motore propulsivo della vicenda. Ad esserne protagonisti sono Mario, ex ufficiale della marina jugoslava e poi combattente tra le file croate fino alla condizione attuale di pensionato di guerra grazie alle ferite riportate, ed i rapporti con i suoi amici di Pola, in particolare Fabio. Fabio, a differenza di Mario, non ha fatto la guerra, ma l’amicizia tra i due è talmente forte che quando l’ha saputo ferito si è spinto fino al fronte per poterlo assistere nell’ospedale militare. Anche una volta finita la guerra Fabio continua a preoccuparsi del suo amico che langue in depressione per tante perdite, ed in particolare per quella della moglie serba che, allo scoppio della guerra, se n’è andata con i due figli in Australia senza più far ritorno. Il momento forse più comico del romanzo è proprio l’incontro di Mario con l’ex amante Helena che constata – con caustiche razionalizzazioni che il diretto interessato non si sogna neppure di confutare – come l’ardore sessuale di lui, prorompente quando il loro rapporto era da tener nascosto, si sia affievolito e spento ora che esso avrebbe potuto essere vissuto apertamente.

drazan-gunjakE Mario langue tra il bar di Hrvoje e le discussioni svogliate con gli amici, letti freddi e vuoti, antidepressivi e funerali in cui si commemora il defunto con colossali sbronze e canzoni patriottiche. Ancora una volta a salvarlo, stavolta da se stesso, sarà Fabio, che lo coinvolge nella realizzazione del suo libro e nella creazione della casa editrice che lo pubblicherà. Non solo: scoprendo che Mario non ha mai spedito le lettere pure scritte alla moglie lontana – che scandiscono il ritmo della narrazione – sarà lui stesso a contattarla, convincendola a tornare grazie alla menzogna di un tumore di Mario di cui invece è egli stesso ad essere affetto. Ed è proprio la malattia terminale di Fabio che riuscirà alla fine non solo a salvare dalla depressione Mario, ma anche a ricomporre in qualche modo i pezzi di «una “generazione persa” – ma non in quello stile parigino, elegante e nobile degli anni Venti e Trenta del secolo scorso»: tutti i suoi amici – veri o finti croati e serbi – finalmente riuniti, anche se col collante del dolore e della malattia, per portare a compimento il suo progetto editoriale.

La conclusione del romanzo chiarisce dunque l’apparente ambiguità del titolo: quella balcanica può anche essere una notte buia e dolorosa dove i politici nuovi, come quelli vecchi, sono più intenti ad inseguire derive più o meno ideologiche di potere passando come schiacciasassi sulle vite della gente, con l’Europa vista contemporaneamente come desiderabile traguardo e insensibile organismo alieno. Ma se è possibile un barlume di luce esso viene dai legami, prima di tutto di amicizia e reciproca comprensione, tra persone così uguali eppure così divise dalle traversie della storia come la gente, non importa di quale etnia, che oggi abita i Balcani.

Sito di Fara Editore: http://www.faraeditore.it/

Sito di Drazan Gunjaca: http://drazangunjaca.net/