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HITMAN DAMNATION: UN PREQUEL NARRATIVO PER L’AGENTE 47

hirman-damnation_lowIn attesa dell’arrivo del nuovo capitolo videoludico della saga dedicata all’assassino pelato 47, Hitman: Absolution, Multiplayer.it Edizioni ci offre il prequel sotto forma di romanzo la cui realizzazione è affidata a Raymond Benson.

Benson è un veterano della “novelization” di videogame avendo realizzato la versione romanzata di Metal Gear Solid e di Metal Gear Solid: Sons of Liberty (entrambi pubblicati da Multiplayer.it), assieme a John Milius quella di Homefront, e, con lo pseudonimo di David Michaels, due romanzi dedicati alla saga videoludica di Tom Clancy: Splinter Cell. Ma in Hitman: Damnation quello che apprezziamo maggiormente dell’abilità narrativa di Benson, è la capacità di costruire abili trame spionistiche affinata nei sei romanzi dedicati a 007 (e pubblicati in Italia da Alacran). In effetti Benson non era apparso particolarmente a proprio agio tentando di romanzare la metatestualità kojimiana lasciando completamente ignorati proprio gli aspetti più affascinanti del videogioco.

In Hitman: Damnation non abbiamo questo problema perché 47 si muove sulla scena esattamente come un qualsiasi agente segreto con licenza d’uccidere. Chiaramente 47 non è un qualsiasi agente segreto: è un assassino prezzolato creato in provetta ed addestrato a tale compito fin da bambino, e Benson riesce a fare emergere le contraddizioni psicologiche della sua vita in particolare quando 47 si ritrova di fronte ad una persona verso la quale si riscopre a provare dei sentimenti. 47 non è uno sciupafemmine come da stereotipo (principalmente cinematografico) della spia, al contrario: la freddezza che gli consente di portare a casa la pelle anche nelle missioni più pericolose si traduce in frigidità emotiva e sessuale nei rapporti interpersonali. L’incapacità di dimostrare il proprio affetto non significa però che per 47 non sia altrettanto possibile portare rancore, ed anzi la sua furia viene rappresentata da Benson nel crescendo finale. La storia mostra 47 abbandonato nel bel mezzo di una missione dal suo contatto – unica persona di cui si fidi – nell’International Contract Agency, Diana Burnwood, e a causa di ciò quasi morto ammazzato e/o congelato su un ghiacciaio himalayano nonché estremamente incazzato per questo. Per un po’ 47 sparisce dedicandosi ad incarichi di basso profilo ma alla fine l’Agenzia lo ritrova per un incarico che solo lui può affrontare: assassinare nientemeno che uno dei candidati alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. È proprio nella descrizione del partito outsider che minaccia di cancellare sia Democratici che Repubblicani cavalcando lo scontento per la crisi economica – che ha generato anche fazioni paramilitari che organizzano attentati contro il governo in carica – che Benson mette i propri colpi migliori. E se in Italia la realtà ci consegna un movimento antipartitico populista capeggiato da un comico, nella finzione bensoniana a capo dell’America First Party c’è Charlie Wilkins, già fondatore e leader della Chiesa della Volontà, che dalle celebrazioni itineranti nei tendoni vuole passare alla Casa Bianca. Nonostante le inevitabili semplificazioni, Benson ci consegna il ritratto di un’America disorientata, disposta a farsi guidare da chiunque dimostri, assieme al disprezzo per la politica tradizionale, una capacità quasi messianica di indicare populisticamente mete collettive e salvifiche. E l’antidoto non è la politica ma un assassino prezzolato, gestito da un’agenzia internazionale specializzata in complotti internazionali. Un assassino in crisi d’identità, sopraffatto da una dipendenza da antidolorifici, ossessionato dal suo passato lontano e recente (la perdita di Diana, che sarà oggetto di Absolution), e che – se tutto ciò non bastasse – s’innamora di una delle più devote volontarie della Chiesa della Volontà. Ovviamente 47 saprà superare tutto quanto, alla sua maniera ovviamente: lasciando la propria strada disseminata di cadaveri.

Benson è completamente a suo agio nella rete di complotti che 47 recide gordianamente con i suoi fedeli revolver personalizzati e ci consegna una storia piacevole e coinvolgente: non occorre nemmeno essere fan di 47, basta amare gli intrighi spionistici e le trame ben congeniate e ricche di colpi di scena.

[pubblicato su Alias di oggi]

dicembre 1, 2012 Posted by | benson, hitman | | Lascia un commento