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Recensione del videogioco

LE IENE

dal Mucchio Selvaggio n. 628 di Novembre 2006



L’avevamo già visto il mese scorso: gli studiosi di videogiochi affermano che videogiochi e cinema siano due media completamente diversi (vedere anche la bibliografia in calce): la parte narrativa affidata ai video non interattivi ha funzione puramente “cosmetica” e la parte vera e propria di gioco interattivo non è narrativa. Al di là del fatto che può benissimo esistere un cinema non narrativo (e penso ad esempio a Warhol), nei videogiochi se assumiamo la narrazione come sempre meramente cosmetica, ci ritroviamo nel migliore dei casi di fronte a prodotti estremamente simili se non tutti uguali. Pensiamo a cosa differenzi i vari sparatutto se non appunto l’ambientazione ed il contesto anche narrativo. Ma almeno nel caso de Le iene tali studiosi hanno perfettamente ragione.

Prodotto da Eidos e Lionsgate e sviluppato da Volatile, Le iene – Reservoir Dogs, disponibile per Pc, Ps2 e Xbox e completamente tradotto e doppiato in italiano (distribuzione DDE), tenta di riprendere il film di Tarantino rendendo evidente e giocabile quello che il film non aveva mostrato, ovvero la rapina e le dinamiche di fuga dei rapinatori protagonisti. In realtà il film di Tarantino è (i filmsono sarebbe meglio precisare) estremamente “verboso” ed anzi l’abilità del regista consiste proprio nel trarre da tale prolissa verbosità la tensione della trama piuttosto che dalle scene di azione come in un qualsiasi kolossal hollywoodiano. Verbosità che esplode in giudiziosamente pochi momenti di iperbolica violenza in modo che la violenza non reiterata non provoca una sorta di assuefazione nello spettatore e colpisce sempre direttamente con forza piena.

Al contrario il gioco si riduce esattamente ad una lunga teoria di sparatutto in terza persona (sembra di stare in un clone di Max Payne) con qualche livello d’inseguimento a bordo di un’auto come nel primo Driver. La storia vera e propria viene completamente lasciata ai video non interattivi. Pur facendo impersonare nei vari livelli del gioco al giocatori i vari ladri protagonisti, dal lato pratico le differenze tra loro sono puramente estetiche, se escludiamo le mosse speciali: Mr. Blonde ad esempio – interpretato nel film da Michael Madsen e dotato di un doppio digitale assai somigliante nel gioco – taglia l’orecchio all’ostaggio per far deporre le armi ai poliziotti che lo fronteggiano. Anche il meccanismo della frantumazione temporale adorato qui da Tarantino e riproposto viene annullato dalle sessioni abbastanza ripetitive di gioco.

Questo significa che Le iene sia un brutto gioco? Paradossalmente (ovvio, paradossalmente se si assume che cinema e videogiochi non siano entità inconciliabili, che la narrativa possa essere un elemento essenziale o quantomeno importante all’interno di un videogioco) occorre ammettere che si tratta di un gioco decisamente divertente. Specialmente se vi piacciono giochi arcade, dove occorre solamente sparare ai nemici, guidare un’auto il più velocemente possibile, e non badare al realismo, alla gestione di risorse, alla pianificazione tattica. Per un videogiocatore di questo tipo Le iene da il meglio di sé grazie ad un gioco lineare a cui viene aggiunto un pizzico di complessità lasciando al giocatore la scelta se passare per la strada A o per il corridoio B, quale arma tenere dato che come in F.E.A.R. ne possiamo portare contemporaneamente solo due, se affrontare i poliziotti sparando a più non posso come uno psicopatico esaltato o tentare un approccio maggiormente stealth e professionistico (ed alla fine di ogni livello verrà data una valutazione su questo aspetto); le fasi al volante sono similmente caratterizzate dalla necessità di andare il più veloce possibile evitando di essere rallentati dal traffico cittadino e soprattutto dai mezzi della polizia che faranno ogni sforzo per costringerci a rallentare e fermare, avendo però a disposizione la possibilità di ascoltare a piacimento le canzoni anni ’70 presenti anche nel film sull’autoradio del mezzo da noi guidato.

In questo senso davvero Le iene-gioco mostra quello che non vediamo in Le iene-film: tutta la parte “routinaria” da classico film dell’azione e che il genio di Tarantino decide consapevolmente d’escludere. Fondamentalmente Le iene-gioco è quello che sarebbe stato il film se al posto di Tarantino ci fosse stato un qualsiasi regista di blockbuster: un mix, eccitante e piacevole, di azione ed adrenalina. Un film assolutamente godibile ma non un capolavoro come invece è il film reale realizzato da Tarantino. E fondamentalmente lo stesso è da dirsi del gioco: eccitante e piacevole, assolutamente da consigliare agli appassionati videoludici, ma che, altrettanto sicuramente, non rimarrà nella storia del genere. Poco male del resto se ci ha divertito.

Questo ci riporta però agli studiosi del medium ed alla querelle se videogiochi e cinema siano media reciprocamente in/compatibili. Le iene sembrerebbe dimostrare che in effetti sono reciprocamente incompatibili, o per lo meno complementari: là dove finisce uno ecco arrivare l’altro. Ma occorre anche notare che gli sviluppatori del gioco non si sono minimamente curati di comprendere le motivazioni del successo del film tarantiniano, ovvero hanno preso la fabula e l’hanno resa attraverso i mezzi a disposizione. In realtà la fabula in questo caso è quanto di più banale (una rapina, un agente infiltrato, la resa dei conti finale) mentre sono interessanti i “percorsi” di senso che rimbalzano da un personaggio all’altro, grazie anche all’elevata destrutturazione temporale della storia. Certo sarebbe stato molto più complicato realizzare un videogioco tenendo conto di questi parametri, ma sarebbe stato impossibile? Ovviamente il gioco dell’“e se…” è sempre fine a se stesso, ma il fatto che giochi come Blade Runner o Indiana Jones and the Fate of Atlantis siano riusciti a rendere esattamente il loro omologo cinematografico o film come Mortal Kombat, Resident Evil, o i recenti Silent Hill e Dead or alive abbiano avuto successo nel rispettare il loro omologo videoludico ci fa credere che la cosa sarebbe stata possibile.

Bibliografia essenziale di studi videoludici:

  • Gli strumenti del videogiocare a cura di Matteo Bittanti (Costa & Nolan, 2005)

  • Half-Real: Videogames between Real Rules and Fictional Worlds di Jesper Juul (MIT Press, 2005)

  • More Than a Game di Barry Atkins (Manchester University Press, 2003)

  • Semiotica dei videogiochi di Massimo Maietti (Unicopli, 2004)

  • Trigger Happy di Steven Poole (Arcade Publishing, 2004)

Sito ufficiale del gioco: www.eidos.co.uk/gss/reservoirdogs/

novembre 13, 2006 Posted by | iene | Lascia un commento