RECENSIONE PREPARATA PER IL MUCCHIO SELVAGGIO MA NON PUBBLICATA

(grazie John, grazie Max)

 

levisonIain Levison Una canaglia e mezzo (Feltrinelli, € 15,00) pp. 223

Una canaglia e mezzo dell’inglese di nascita e californiano d’adozione Iain Levison è un romanzo con tre protagonisti. Il più simpatico è Phil Dixon, rapinatore atipico in quanto intelligente: invece di cazzeggiare nelle banche con la pistola in mano giusto per godersi la paura che suscita, punta direttamente al caveau, frega la macchina al direttore e se ne va lasciando i complici a vedersela con la polizia. Entrato adolescente e ingiustamente per la prima volta in prigione, Dixon ha sviluppato una sorta di proto-ideologia marxista convincendosi (e come dargli torto?) che sono in primis le banche a derubare le persone e che quindi le sue non sono rapine ma redistribuzione del capitale. Poi arriva Elias White, giovane professore di storia che cerca la notorietà con un saggio revisionista sul nazismo, e si consola dei suoi scarsi successi accademici portandosi allegramente a letto la vicina minorenne e la studentessa desiderosa di migliorare la media dei voti. Il problema è che mentre si fa la minorenne non passa di lì proprio Dixon in fuga e bisognoso di riparo e cure? Ovviamente il secondo coglie la palla al balzo e ricatta il primo per farsi soccorrere e nascondere. L’ultimo personaggio è l’agente dell’FBI Denise Lupo, arrivata a Tiburn nel New Hampshire seguendo la traccia dei dollari provenienti dalla rapina. Denise ambirebbe a diventare profiler ma le è d’intralcio, più che la mancanza di competenze, quella del pene che favorisce la carriera di tutti i colleghi maschi. Stanca e disillusa finisce per andare a letto con Elias e non si accorge che il rapinatore che lei cerca è nel seminterrato della stessa casa in cui lei sta facendo sesso con un simpatico prof giusto per dimenticarsi delle ingiustizie a proprio carico. Alla fine il vincitore sarà Elias: non la giustizia trionfa dunque, né quella della legge che avrebbe voluto vincitrice (e promossa) Denise, né quella romantica che avrebbe voluto vincitore (ed al sicuro in Canada) Dixon, ma la meschinità e la ruffianeria, e quindi la brutale realtà; cosa che fa del romanzo di Levison il più puro dei noir, ben al di sopra delle fantasie rappacificatorie di qualsiasi thriller.