Recensione di

Quantica di Fabio Nardini (Cut-Up)

[dal Manifesto del 16 gennaio 2007]


Cut-Up (http://cutupmagazine.splinder.com/) è una associazione culturale di La Spezia che pubblica l’omonima rivista, una collana di fumetti ed una di libri: “Strade perdute”. Proprio in questa collana è uscita Quantica, un’antologia di racconti di Fabio Nardini, co-fondatore dell’associazione stessa e scrittore anche per editori come Malatempora e per riviste di fantascienza sia cartacee che online (124 p., € 10). E proprio di racconti pubblicati su riviste, fanzine, antologie collettive come Delos, Blade Runner, Robot, Avvenimenti, è fatto Quantica. Ma leggendo il libro – in cui ogni racconto è impreziosito da un’illustrazione di Armin Barducci – non si ha l’impressione di leggere dei racconti, ma sembra piuttosto di essere di fronte ad una sorta di romanzo ad episodi. La stessa è l’ambientazione: il mondo in cui i giovani ricordano ancora le passioni provocate nei genitori dalle divisioni tra gli stati, pur non provandone più loro in prima persona, dato che il mondo globalizzato ha cancellato l’importanza dei confini ed ha fatto nascere al di fuori di essi delle “città franchising” su cui è stato spostato il flusso del commercio.

In questo contesto – avveniristico ma non troppo – Nardini convince di più quando si discosta dai riferimenti palesi a Philip Dick (il “moratorium” svizzero in cui i cervelli dei morituri ibernati si sono trasformati in una sorta di megacomputer) o al cyberpunk (il computer che acquisisce autocoscienza e “assimila” la mente del suo creatore). I temi in questo caso sono: l’arte, che dalle gallerie si trasferisce nei graffiti urbani frutto di personalità mutanti; lo sfaldamento dell’identità sotto la spinta da un lato della possibilità di riprogrammarla e dall’altro di uscire dai confini biologici del nostro corpo; la sicurezza sociale che, indebolendosi i legami nazionali, viene appaltata a corporazioni internazionali ed ai mercenari da esse assoldati. Il racconto più significativo in questo senso è sicuramente il secondo, Zona di guerra (originariamente pubblicato sulla fanzine Blade Runner e successivamente, col titolo I mattinieri nell’antologia Futuri di guerra distribuita con Avvenimenti): protagonista di esso è Goran, uno dei mercenari sopra citati che riceve il compito di catturare e/o uccidere il suo ex commilitone ed amante Jaromil che, sotto l’influsso di una personalità virus inoculatagli dai ribelli, ha disertato ed è diventato un anarchico artista di strada. Goran, mentre si dedica alla ricerca con tutti i gadget tecnologici del mercenario del futuro, ha il tempo di rievocare il proprio passato: l’arruolamento avvenuto credendo di rivivere le passioni del padre durante l’esplosione etnica dell’ex-Jugoslavia e si è invece ritrovato in una società che gestisce la propria “mission” di peacekeeping «con la stessa razionalità aziendale di un allevamento di polli transgenici». Goran troverà alla fine Jaromil e lo ucciderà, ma, interpretando l’ultimo sussulto agonizzante dell’ex amante come il desiderio di baciarlo un’ultima volta, verrà contagiato dalla personalità mutante e diserterà a sua volta continuando come il suo defunto amante a coprire i muri delle città di graffiti rappresentanti mappe psichedeliche.

Come bene viene esplicitato nell’utimo racconto, che da anche il titolo alla raccolta, il mondo del futuro è fin da ora il risultato delle scelte che tutti noi compiamo, una sorta di dimensione virtuale in cui, giorno per giorno, rendiamo reale e concreta qualcosa come frutto del nostro decidere di fare la cosa A piuttosto che quella B. E questa dimensione virtuale è immaginata dalla fantascienza di Nardini con un realismo impressionante, tale da farci sospettare che egli abbia precorso tutta la catena di effetti causati dalle nostre scelte e ci stia raccontando, in diretta, il futuro.

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