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Sherlock Holmes e gli e-book

Quando si parla di e-book, tra tradizionalisti della carta stampata e fautori del verbo elettronico, spesso si dimentica di porre attenzione ad un elemento che, come la lettera rubata di Edgar Allan Poe, è fin troppo evidente per essere notato. Un paio di decenni fa gli informatici deprecavano la diffusione del PC osservando come un potente strumento di calcolo e di processamento dati venisse utilizzato dai più alla stregua dell’analogica macchina da scrivere. Oggi succede lo stesso con gli e-book ma sono tutti troppo impegnati nella querelle sul diritto d’autore digitale (DRM, “digital right management”) – che per ostacolare le copie pirata impedisce quello che si potrebbe fare con un qualsiasi libro cartaceo: ad esempio regalarlo ad un’amica/o dopo averlo letto – per accorgersi che le potenzialità di un testo elettronico vanno ben oltre la presentazione in PDF o HTML del testo presente in un libro cartaceo. E, peggio ancora, gli editori, più che pensare alle potenzialità del libro elettronico, hanno tentato di scimmiottare il libro cartaceo con la possibilità di sottolineare o prendere note. Qualcosa si sta muovendo nel campo delle pubblicazioni per bambini, in formato “app”, ma con testi in francese o inglese e comunque con opere che rimangono lontane, più ancora per ambizione che per complessità, a quella che rimane ad oggi forse l’unica opera interattiva con ambizioni letterarie: Afternoon, a story di Michael Joyce, non a caso pubblicata negli anni ’90, al pieno fiorire dell’entusiasmo per il virtuale.

Che ha a che fare questa riflessione con i videogiochi? Buona parte di queste app ipernarrative e multimediali per ragazzi sono accusate esattamente di essere troppo videogiochi per essere davvero e-book. Paradossalmente, di un gioco come Il testamento di Sherlock Holmes (sviluppato da Frogwares, già responsabile di altri 5 videogiochi dedicati al personaggio di Sir Arthur Conan Doyle, e distribuito da Halifax per PS3, Xbox360 e PC) si potrebbe dire l’esatto opposto: troppo letterario per essere davvero un videogioco. Nel senso che fin dall’inizio da quest’opera spira una potente aura letteraria che riesce a portare il giocatore all’interno dei romanzi a cui è ispirata. La trama vede Sherlock Holmes, con l’assistenza del fidato Watson, indagare sul brutale omicidio di un vescovo, ma ben presto l’opinione pubblica si scaglia contro di lui accusandolo di furto e di frode fino a costringerlo a sfuggire a Scotland Yard ed a inimicarsi addirittura lo stesso Watson. In ambienti 3D che riproducono con fedeltà e ricchezza di dettagli la Londra di fine ‘800, siamo chiamati a rivestire i panni di Holmes (e in alcuni casi anche di Watson) in prima o in terza persona, per esaminare le scene dei crimini, analizzare gli indizi e formulare le deduzioni che hanno reso celebre l’investigatore britannico. La complessità degli enigmi è in alcuni casi abbastanza elevata ma è sempre possibile ricorrere all’intuito di Sherlock Holmes (che offre aiuti) e alla possibilità, come estrema ratio, di saltare gli enigmi che risultino eccessivamente ostici. Il parlato è in inglese (con sottotitoli in italiano), ma questo diventa addirittura una virtù, immergendoci ancora di più, grazie al pesante accento britannico dei doppiatori, nel mondo rappresentato.

Grazie a questi strumenti il videogioco si fa anche narrazione (parzialmente) interattiva mostrando che una possibile via per il libro elettronico, o per lo meno per la narrazione interattiva, passa proprio per questo medium.

da Alias di oggi [17.11.2012]

novembre 17, 2012 Posted by | sherlock holmes, videogiochi | , , | Lascia un commento