COME STAR WARS HA CONQUISTATO (E CONTINUA A CONQUISTARE) L’UNIVERSO

PREMESSA: ci ho messo tanto tempo a leggere questo libro non perché sia ostico ma per motivi personali e per la compresenza di impegni lavorativi al di fuori dell’ordinario (e non è un caso che questo sia il primo post su questo blog dopo quasi tre mesi). Il ritardo con cui l’ho letto e con cui ho preparato la recensione, ha inciso in maniera deleteria sui tempi d’uscita della stessa, ormai colpevolmente troppo poco “sul pezzo”. Nonostante ciò ho tenuto la recensione stessa al caldo in un cloud privato, in attesa – chissà – di un “buco” nelle pagine con la possibilità di ripescaggio. Ma ormai è uscito anche il DVD/Bluray del nuovo Star Wars e decido che o questa recensione vede la luce ora, o non la vedrà mai più. E così eccola qui. In realtà questa recensione doveva anche essere l’occasione per dire la mia – nel modo laterale che mi è congeniale – sul nuovo Star Wars, magari con la recensione del libro dedicato alla saga sul manifesto e con un approfondimento sul film qui sul blog. Ma ormai tempo ed acqua sotto i ponti sono passati e mi limito a dare visibilità pubblica alla recensione, riservandomi, se qualcuno dei diversi che m’avevano chiesto un parere più approfondito su Il risveglio della forza avrà ancora voglia di discuterne, di tornarci su nei commenti.

 

Come-StarWars-ha-conquistato-luniverso-Copertina-11Chris Taylor, editor di Mashable (http://mashable.com) ha pubblicato, poco prima che uscisse il nuovo episodio di Star Wars, un libro (in Italia curato da Multiplayer.it) su Come Star Wars ha conquistato l’universo. Certo di libri su Star Wars ce ne sono tanti, ma indubbiamente l’interesse di quello di Taylor è di documentare come sia potuto trasformarsi da inatteso successo cinematografico a saga crossmediale che infetta trasversalmente buona parte della cultura mondiale. Taylor insegue questo compito andando a vedere la prima proiezione di Episodio IV in lingua navajo, spiando la reazione di un vecchio “windtalker” e di altri anziani che guardano il film nella loro lingua per la prima volta; seguendo la creazione della 501 Legion (di cui esiste anche in Italia una guarnigione: http://www.501italica.it) la più grande organizzazione di cosplayer dedicata a Star Wars; andando a visitare il Rancho Obi-Wan a Petaluma in California, il più grande museo al mondo di memorabilia e gadget dedicati a Star Wars (http://www.ranchoobiwan.org); andando a lezione di spada laser, seguendo la petizione alla Casa Bianca per la costruzione di una Morte Nera, analizzando la fortuna del termine “star wars” all’interno della politica reaganiana (a cui pure Lucas era avverso), seguendo la creazione dell’universo espanso grazie alla collana di romanzi tra i quali spicca la trilogia dedicata da Timothy Zahn al Grandammiraglio Thrawn o alle serie animate di Clone Wars e Rebels, intervistando attori, disegnatori, testimoni, ma soprattutto seguendo passo passo George Lucas nella formazione cinematografica, nella quasi casuale creazione del film che più di ogni altro lo ha reso celebre (e ricco) mentre voleva lavorare ad un’edizione cinematografica di Flash Gordon (i cui diritti furono invece acquistati da Dino De Laurentiis per la produzione di un film che oggi ha motivo d’essere ricordato forse solo per la colonna sonora dei Queen) e poi in qualche modo lo ha reso “schiavo” di produzioni multimilionarie mentre dichiarava di volersi dedicare a film sperimentali a basso budget.

chris taylorPer quanto il focus principale di Taylor sia l’Episodio IV – la sua genesi travagliata, il successo inatteso, la capacità di creare schiere di fan negli ambienti più insospettabili – e ad esso sia dedicato buona parte del libro, non viene dimenticato neppure il resto della saga cinematografica, ed in particolare la seconda trilogia oltre all’analisi del passaggio della saga alla Disney e di quelli che all’epoca erano solo voci sul nuovo Episodio VII. Ma è proprio sulla seconda trilogia – sugli episodi I, II e III – che Taylor scopre le carte e si mostra per quello che è: un fan della trilogia originale e soprattutto dell’Episodio IV che ha maldigerito i nuovi film e coglie ogni malcontento come segno di debolezza e di incapacità del “Creatore” di gestire in autonomia la saga che pure ha ideato (a differenza di Episodio V e VI in cui il ruolo sulla sceneggiatura è minore e la regia è affidata a “terzi”, la seconda trilogia si deve principalmente a lui a livello di sceneggiatura ed interamente a livello di regia). Pur con la mole di dati che Taylor (non troppo ordinatamente) ci presenta, e giustificando le numerose omissioni (ben poche le parole ad esempio sulla fortuna artistica ed economica dei videogiochi LucasArts) con l’impossibilità di parlare di tutto se non con un opera di proporzioni ben maggiori, il maggior difetto è la mancanza di valutazione critica nei confronti della prima trilogia, che si trasforma in una svalutazione sistematica di tutto ciò che coinvolge la seconda trasformando l’ultimo terzo del libro in una filippica contra tutto ciò che Lucas ha fatto dal 1994 (anno in cui, secondo la leggenda, iniziò a stendere la sceneggiatura per Episodio I) in poi. Dimenticando di applicare alla seconda gli stessi parchi criteri di valutazione utilizzati per la prima, in particolare l’uso del genere “space fantasy” piuttosto che quello di “fantascienza” e la riconduzione delle storie al fiabesco per cui Lucas aveva studiato in maniera approfondita il testo di Joseph Campbell L’eroe dai mille volti (pubblicato in Italia da Feltrinelli). Per questo, nella marea delle critiche in rete all’Episodio VII (ivi compresa quella dello stesso Lucas) che comunque non pare avere intaccato il successo di incassi, è interessante andare a vedere cosa Taylor pensa del nuovo film a firma Abrams. La sua recensione, che trovate qui: http://mashable.com/2015/12/16/star-wars-review/, si può sintetizzare così: “We’re back to the glory days” – siamo tornati ai giorni gloriosi. Se ce ne fosse bisogno, ulteriore segno della genialità di J.J. Abrams che è riuscito a realizzare contemporaneamente un sequel e un remake, in grado sia di deliziare i vecchi fan sia di solleticare la curiosità ai nuovi di vedere dove andrà la storia a finire.

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SCRIVERE PER I VIDEOGIOCHI. Intervista a Drew Karpyshin

drewkIntervista pubblicata sul Manifesto del 1° novembre 2014 e disponibile anche qui: http://ilmanifesto.info/drew-karpyshin-tutto-mouse-e-calamaio/

Di origini ucraine e nazionalità canadese, Drew Karpyshyn è stato per anni uno dei più conosciuti scrittori della BioWare, produttrice di di videogiochi di successo quali Baldur’s Gate, Neverwinter Nights, Star Wars: Knight of the Old Republic e Mass Effect. Oltre ad occuparsi di videogiochi, Karpyshyn ha scritto anche romanzi legati alle serie videoludiche che ha contribuito a creare come la trilogia dedicata a Mass Effect e i cicli di Darth Bane e di The Old Republic legati all’universo di Star Wars (tutti pubblicati in Italia da Multiplayer.it). Drew Karpyshyn è in Italia ospite dal 30 ottobre al 2 novembre a Lucca Comics & Games, per autografare i suoi libri ma anche per incontri e workshop dedicati alla scrittura videoludica. Proprio su questo tema gli abbiamo rivolto qualche domanda.

 

Quali sono le caratteristiche dello scrivere per videogame? Come è cambiata tale attività? 

Penso che ora lo scrivere per videogame abbia molto in comune con lo scrivere per i film. Le tue parole avranno la voce degli attori che le leggono dalla sceneggiatura, e i personaggi all’interno del gioco saranno forniti di animazioni ed espressioni facciali per fornire recitazione ed emozione digitale. Ma quando ho cominciato la maggior parte della storia del gioco era ancora presentata in formato testuale. Per Baldur’s Gate II il team che si occupava della storia ha prodotto una quantità di parole sufficiente a completare 25 sceneggiature cinematografiche, ma si trattava quasi completamente di testo che il giocatore doveva leggere. Questo naturalmente ci portava a scrivere con uno stile maggiormente “letterario”, anche se poi la cosa è stata superata. La scrittura per videogiochi è progredita dallo stile-libro allo stile-film. 

Qual è la differenza tra lo scrivere per videogiochi e lo scrivere libri quando si ha un soggetto non originale e molto caratterizzato come ad esempio la saga di Star Wars? 

I videogiochi tendono a focalizzarsi sull’azione e la storia è spesso molto lunga, almeno nei giochi di BioWare. Gli eventi e il numero dei personaggi nell’originale Knight of the Old Republic, per esempio, sarebbero stati sufficienti per sei romanzi che raccontassero in modo adeguato la medesima storia. C’è troppo contenuto per un solo libro. Ma quando ho scritto il romanzo Revan (della serie di The Old Republic), sono stato in grado di fare cose che mi sarebbero riuscite impossibili in un videogioco. Ho potuto esplorare le motivazioni dei miei personaggi ed aggiungere sottigliezza e profondità a quello che stava succedendo. Personalmente sento i giochi come un’esperienza di tipo viscerale, mentre quella dei libri è di tipo più intimo e personale. 

KotOR_CoverChe cosa ti è piaciuto di più (e di meno) nel contribuire ad espandere l’universo di Star Wars? 

Non c’è stata nessuna esperienza meno che piacevole: ho adorato lavorare su Star Wars sia per i giochi sia per i libri. La cosa più intrigante è stato sapere che stavo facendo parte di questo straordinario fenomeno culturale, con cui sono cresciuto. Ho visto al cinema la trilogia originale, ho comprato i giocattoli, mi sono vestito da personaggio di Star Wars ad Halloween. E’ sempre stata una parte della mia vita, e finalmente ho aggiunto un pezzetto creato da me a questa bellissima creazione… qualcosa che milioni di fan in tutto il mondo vedranno e a cui spero piacerà.

Cosa ti aspetti dal nuovo film dedicato a Star Wars? 

Sono eccitato e ho le stesse informazioni di qualsiasi altro fan. Secondo me la cosa migliore che avrebbero potuto fare è dare alla storia una sensibilità più “adulta” – d’altra parte il target del franchise è costituito da milioni di fan adulti, – invece di rivolgersi ad una nuova generazione di ragazzini.  

Quale sarebbe stata la trama se ti avessero assunto per scriverne la sceneggiatura? 

Non ci ho pensato molto, ma ovviamente penso che sia necessario far passare il testimone dai personaggi classici – Luke, Leia e Han Solo – ad una nuova generazione. Da quello che ho sentito sembra proprio questa la direzione presa. 

Attualmente non ti stai più dedicando ad universi altrui, ma stai creando una trilogia originale The Chaos Born. Di che si tratta? E’ prevista una traduzione italiana? 

Creare una mia trilogia fantasy è stato il mio sogno fin da quando ho scoperto le opere di scrittori come Tolkien, David Eddings e Terry Brooks. Ho adorato lavorare su Star Wars e Mass Effect, e lavorare su franchise offre sempre un pubblico immenso. Ma non li ho creati io, non li sentivo miei. Con i romanzi di Chaos Born, tutto – i personaggi, il modo, il modo in cui funziona la magia, la storia – è una mia creazione originale. Posso fare tutto ciò che voglio in questo mondo, e posso mostrare la mia versione della classica trilogia fantasy. I primi due libri sono già disponibili in inglese e ho appena finito di scrivere il terzo. Ci sono proposte per una traduzione in tedesco, ma i diritti per la versione italiana non sono ancora stati ceduti.

Tornerai a scrivere per i videogiochi? 

Mi è piaciuto lavorare alla BioWare, ma è stato molto pesante. Avevo bisogno di allontanarmi per qualche anno per ricaricarmi ed offrire a me stesso la possibilità di dedicarmi a progetti diversi, come la trilogia di Chaos Born. Potrei tornare ai videogiochi se arrivasse la giusta offerta, anche se ho già altre idee da sviluppare. Ho appena finito il romanzo conclusivo della trilogia e probabilmente mi dedicherò per un paio di mesi a vacanza e relax e nel frattempo vedrò se arriveranno offerte interessanti. 

Sito ufficiale di Drew Karpyshyn: http://drewkarpyshyn.com/

 

La magia di Darth Vader

0datrhQuest’estate, nel ripulire la cantina (leggi: eliminare vecchie videocassette, carta di varia provenienza, aggeggi inutilizzati da anni, ecc.) ho rispolverato (nel senso letterale del termine) i miei “vecchi” fumetti, ed in particolare la raccolta di albi di miniserie dedicate a Star Wars raccolte in volume da Magic Press e pubblicate alla fine degli anni ’90.

Per lo più la qualità è discreta, ma hey!, se è Star Wars è ok per me! In realtà all’epoca i volumi si erano accumulati, poi il matrimonio ed il cambio di passo nella vita me li aveva fatti accantonare in scatoloni passati per varie cantine. Poi tante sono le cose da fare, tanti i libri da leggere, che mai fino ad ora mi era venuta la voglio di andarli a recuperare. Ma ritrovandomeli per le mani nelle settimane scorse, ispirato anche dalle recenti letture e recensioni dei romanzi pubblicati da Multiplayer.it e dal nuovo film affidato a J.J. Abrahams in arrivo, ha fatto sì che mi venisse la voglia di leggerli e rileggerli.

Come già scritto la qualità sia di testi sia di disegni è mediamente discreta, ma sono improvvisamente capitato sulla miniserie di Darko Macan e Dave Gibbons dedicata a Darth Vader. Si tratta in realtà della miniserie in 4 numeri Vader’s Quest pubblicata da Dark Horse nel 1999 e da Magic Press in Italia nel decimo volume della collana dedicata a Star Wars. Per quanto occorra dire che qui Gibbons non è al suo meglio (troppo si somigliano i volti dei ribelli), riesce comunque ad ergersi sopra a molti altri illustratori della serie anche nella realizzazione “tecnica” di caccia spaziali ed astronavi. Ma la vera maestria è quella di Macan (scrittore croato di cui non sapevo nulla e che scopro essere noto a livello internazionale solo proprio per le sceneggiature dei fumetti della saga ideata da George Lucas dopo i quali ritorna a lavorare esclusivamente su fumetti e libri noti esclusivamente a livello locale) che ci descrive in maniera estremamente efficace il momento in cui Darth Vader scopre il nome del pilota responsabile della Morte Nera, la sua ricerca e al contempo la ritrosia nello svelare tale scoperta all’Imperatore. Macan è un vero maestro nel farci immaginare le emozioni di Darth Vader -invisibili dietro la sua maschera oscura – al risuonare sulle labbra del ribelle torturato del nome di Luke, che sappiamo essere il suo stesso nome. Reagendo nell’unico modo possibile ad un signore oscuro dei Sith, Darth Vader ordina l’uccisione di tutti i possibili testimoni e si lancia alla ricerca del pilota, innescando una piccolo (e onestamente non particolarmente interessante) dramma su un pianeta fedele all’Impero.

Ma se la trama non brilla per intensità compensa il contrasto tra le vicende contrapposte di Darth Vader, sconfitto nel suo primo faccia a faccia con Luke dal proprio turbamento interiore, e del pilota ribelle che, dopo aver dubitato della bontà delle intenzioni dell’Alleanza, si sacrifica da eroe per salvare un intero pianeta. Una grande sceneggiatura di un autore di cui sarei curioso di leggere di più, molto di più!

Io, Jedi: un videogioco di carta

io-jedi-ita-v1Le edizioni Multiplayer.it stanno con sempre maggior frequenza pubblicando i romanzi dedicati all’universo di Guerre Stellari, non solo quelli recenti legati prevalentemente agli ultimi successi videoludici della saga di Knights of the Old Republic (BioWare, 2003) ed ambientati nella “vecchia” Repubblica (in un periodo da 25.000 a 1.000 anni prima gli eventi descritti in Star Wars IV: A New Hope cioè il primo dei film girati da George Lucas), ma anche quelli legati alla trilogia originale ed usciti in edizione originale ormai da qualche anno, come Io, Jedi di Michael A. Stackpole, pubblicato per la prima volta in inglese nel 1998.

Stackpole arriva a Star Wars dopo aver collaborato ad altri universi ludico-fantastici come quello di BattleTech e, oltre ad Io, Jedi, è autore di altri romanzi per le sotto-serie dedicate a X-Wing e The New Jedi Order oltre che autore di sceneggiature di fumetti.

Io, Jedi però, per quanto sia un romanzo dedicato sostanzialmente non solo agli appassionati di Guerre Stellari, ma ancor più precisamente ai fan dell’universo espanso generato dalla saga cinematografica oltre i suoi confini mediali, è sicuramente un’opera pregevole e destinata non solo ad incuriosire ma a deliziare il fan intelligente. Questo perché si distacca stilisticamente dalle modalità narrative usuali e, grazie alla sua originalità riesce ad essere una sorta di giro in ottovolante su tutto l’universo starwarsiano e non solo. La peculiarità stilistica è la decisione di abbandonare il punto di vista molteplice attraverso cui vengono narrate le altre storie della saga (ivi comprese le originarie opere cinematografiche) per adottare un punto di vista in prima persona che segue l’unico protagonista della storia dall’inizio alla fine del romanzo. Se da un lato questa potrebbe parere una debolezza, Stackpole trasforma l’handicap in punto di forza facendo sì che il suo romanzo sia una sorta di diario di formazione del protagonista che passa dall’essere il pilota di punta della squadriglia Rogue ad apprendista Jedi nell’Accademia fondata da Luke Skywalker ad infiltrato nella più pericolosa banda di pirati galattici. Non solo, Stackpole riprende gli eventi precedentemente narrati da Kevin J. Anderson nella sua trilogia dell’Accademia Jedi (tradotti in italiano da Sperling & Kupfer: Sulle orme dei cavalieri jedi, 1996; Il discepolo del lato oscuro, 1996 e I campioni della Forza, 1997) e li ripropone da un punto di vista diverso, che contribuisce a chiarire ulteriormente l’evoluzione del confronto tra Luke Skywalker e i suoi apprendisti col signore oscuro dei Sith Exar Kun, morto ma pure ancora estremamente potente e pericoloso.

Il protagonista della storia di Stackpole è Corran Horn, valente pilota corelliano che vede la propria moglie improvvisamente rapita dalla inafferrabile banda di pirati guidata da una giovanissima e bella quanto pericolasa Leonia Tavira, Ammiraglio imperiale alla guida di uno Star Destroyer protetto da misteriosi guerrieri che sembrano predire l’attacco delle forze della Repubblica. Horn dapprima decide, per liberare la moglie, di apprendere le vie della Forza in cui egli è comunque versato, grazie al nonno, già cavaliere jedi per la vecchia Repubblica, ma poi, di fronte alle incertezze di Luke, alla minaccia di Exar Kun – che pure contribuisce a debellare -, ed alla defezione del giovane e potentissimo Kyp Durron che, sotto l’influenza di Exar Kun, distrugge un’intero sistema solare ancora fedele all’Impero, sceglie di abbandonare l’Accademia Jedi e di cercare la moglie infiltrandosi tra i pirati come già fatto in passato quando operava per la sicurezza corelliana.

JediTraineeCorranHornDivertentissima la sarabanda di personaggi che Corran incontrerà sul suo percorso, sia appartenenti alla vulgata della trilogia cinematografica, sia quelli dell’universo espanso come Mara Jade, Kyp Durron, i figli gemelli di Leia e Han Solo, ecc. Inoltre, Stackpole, sfruttando l’indecisione del suo protagonista, ci mostra sia grandiose battaglie spaziali con gran dispendio di dettagli tecnici su come guidare i vari caccia, sia emozionanti duelli a base di spade laser e di superpoteri consentiti dall’uso della Forza. In particolare Stackpole gioca col lettore inviandolo a rimandi più o meno scoperti come quando Corran Horn si trasforma in una sorta di Batman di Vlarnya, la capitale del pianeta Courkrus: di giorno pirata immerso negli agi e nelle ricchezze dedito alle bisbocce e di notte vendicatore mascherato dei soprusi condotti dalle bande di pirati presenti nella città contro la popolazione.

A differenza di altri romanzi in cui il punto di vista molteplice ha permesso la creazione di personaggi nuovi che potessero stare al passo di quelli già resi celebri dai film, Stackpole non crea comprimari particolarmente interessanti: neppure Tavira, nonostante il conflitto che provoca nel protagonista giocando coi suoi sentimenti, si stacca dallo sfondo. Questo perché la sua cifra stilistica, piuttosto che rifarsi agli “originali” cinematografici, rimanda piuttosto ai videogiochi che si rifanno alla serie. La narrazione in prima persona richiama direttamente la serie di sparatutto in prima persona inaugurata nel lontano 1995 con Dark Forces in cui impersonavamo un Kyle Katarn che, col progredire degli episodi, doveva apprendere le vie della Forza ed addirittura scegliere se propendere per il lato luminoso o se per quello oscuro. Ed il dispendio di dettagli sulla guida di caccia Ala-X o degli Artigli ottenuti modificando i TIE Fighter imperiali ci rimanda ancora più indietro, al gioco X-Wing del 1993 ed al suo seguito, TIE Fighter, dell’anno seguente, in cui dovevamo porci alla guida dei caccia simbolo da un lato della Ribellione e dall’altro dell’Impero. Un romanzo che se piacerà a tutti i fan dell’universo espanso di Star Wars, è pertanto dedicato prioritariamente a quanti di loro siano “gamers” ovvero apprezzino in modo particolare la versione videoludica della saga.

 Pubblicato su Alias di sabato 25 gennaio 2014

TORNA REVAN, L’EROE DI STAR WARS: KNIGHT OF THE OLD REPUBLIC

sdcc_revan_img2Circa 4.000 anni  prima degli eventi narrati da George Lucas nella doppia trilogia di Guerre Stellari la “Galassia lontana lontana” era già sconvolta dal conflitto tra Jedi e seguaci del lato oscuro della Forza: i Sith. Lo ha raccontato BioWare nel 2003 col videogioco di ruolo (per Xbox e Pc) Star Wars: Knight of the Old Republic (KotOR) ed il principale responsabile della trama del gioco è stato Drew Karpyshyn (che in seguito ha dato il proprio contributo anche alla trilogia di Mass Effect).

Karpyshyn, origini ucraine e game designer per Wizard of the Coast (nota principalmente per l’ideazione del gioco di carte Magic) prima di entrare in BioWare, riprende – dopo il successo della trilogia dedicata a Darth Bane (in corso di pubblicazione da parte di Multiplayer.it) la narrazione là dove l’aveva lasciata in KotOR (e tenendo in considerazione anche gli eventi sviluppati nel seguito da Obsidian Entertainment) raccontando l’evolversi degli eventi in vista del collegamento narrativo col gioco di ruolo multiplayer pubblicato da BioWare alla fine del 2011 Star Wars: The Old Republic (SWTOR). Tra KotOR e SWTOR stanno circa 300 anni in cui la potenza dell’Impero si sviluppa in una zona della galassia ignota alla Repubblica per arrivare ad attaccare all’improvviso e a costringere la Repubblica ad un armistizio.

L’eroe di KotOR era Revan, un potentissimo cavaliere Jedi passato al lato oscuro che assieme al compagno Darth Malak aveva messo in ginocchio la Repubblica. Ma Revan, grazie ad una sorta di lavaggio del cervello operato dai Jedi, torna al lato chiaro e sconfigge Darth Malak. In Star Wars. Old Republic. Revan (pubblicato da Multiplayer.it) Karpyshyn ci racconta di come Revan, concluso il conflitto con Darth Malak ed assicurata la pace alla Repubblica, si ritiri a vita privata (anche per il sospetto e l’ostracismo dei jedi nei confronti e suoi e del suo modo spregiudicato e micidiale di utilizzare la Forza) accanto alla padawan di un tempo, Bastila Shan. Ma i ricordi soppressi tornano a bussare alla coscienza di Revan ed egli crede che si tratti di uno stratagemma della Forza per mostrargli un pericolo in arrivo. Lascia pertanto a casa su Coruscant la moglie Bastila, in attesa di prole, e si reca alla ricerca della memoria perduta là dove, dopo aver combattuto come cavaliere jedi assieme a Malak il pericolo di un’invasione mandaloriana della Repubblica, si era con lui rivolto al lato oscuro. E l’intuizione di Revan è esatta perché, al di là dello spazio galattico governato o conosciuto dalla Repubblica, sta in gran segreto espandendosi un nuovo Impero Sith (che i Jedi pensavano di avere definitivamente sconfitto mille anni prima) il cui potentissimo imperatore sta pianificando l’attacco alla Repubblica. Proprio questo nuovo Impero avevano scoperto i due jedi Revan e Malak, ma erano stati catturati e portati al lato oscuro dall’imperatore che li aveva rimandati indietro come sorta di testa di ponte per preparare il proprio attacco. La “riconversione” di Revan e la sconfitta di Malak avevano tuttavia rallentato i preparativi non essendo a conoscenza l’imperatore dell’esito delle sue macchinazioni.

untitledRevan si ritroverà però inviluppato nella ragnatela d’intrighi che s’intreccia all’interno del Consiglio Oscuro dell’Imperatore. Diversi tra i potenti maestri oscuri che ne fanno parte sono convinti che attaccare la Repubblica sia uno sbaglio che porterà alla distruzione completa dell’Impero, ma il complottare assieme contro l’Imperatore non li esime dal complottare anche uno contro l’altro per raggiungere un posto più elevato all’interno del Consiglio. Il giovane maestro Sith Lord Scourge è al servizio del consigliere Darth Nyriss che per metterne alla prova la lealtà lo porta su Nathema, un pianeta che i rituali oscuri dell’Imperatore hanno completamente svuotato di Forza e di vita. Proprio a Nathema i due incontrano Revan facendolo prigioniero. Ma Lord Scourge, pur diffidente, è attratto dal Jedi e dalle sue abilità, anche considerando che entrambi, per opposte motivazioni, vogliono che le macchinazioni dell’Imperatore falliscano.

Karpyshyn è abile, piuttosto che ad imbastire complessi arabeschi spaziali di duelli tra caccia e ammiraglie di schieramenti opposti – inopinatamente del tutto assenti in questo ennesimo episodio della saga di Guerre Stellari -, a sviluppare psicologicamente i due protagonisti contrapposti di Revan e di Lord Scourge entrambi interessati a comprendere la Forza nella sua interezza piuttosto che vederla da un solo lato.

Al romanzo di Karpyshyn (che si va ad aggiungere alle altre proposte narrative legate alla saga ideata da George Lucas pubblicate da Multiplayer.it tra cui ricordiamo la serie dedicata da Timothy Zahn al Grandammiraglio Thrawn) è da affiancare anche l’albo mensile inaugurato nello scorso ottobre da Panini Comics che traduce in italiano gli episodi a fumetti che la Lucasfilm ha prodotto per accompagnare ed arricchire sia gli episodi cinematografici sia le varie espansioni videoludiche della saga.

pubblicato da Alias del 20 aprile 2013

L’erede dell’impero 2.0

sfidaallarep_coverlowTorna in libreria la “Trilogia di Trawn” di Timothy Zahn grazie a Multiplayer.it edizioni che ha già pubblicato sul finire dello scorso anno il primo volume L’erede dell’Impero ed è in libreria in questi giorni col secondo, Sfida alla Nuova Repubblica. La prima edizione di questa trilogia è stata pubblicata in Italia tra il 1993 e il 1994 da Sperling & Kupfer (negli USA nel 1991, 1992 e 1994) e narra le vicende dell’universo di Star Wars circa cinque anni dopo gli eventi di Il ritorno dello Jedi. L’occasione per la ripubblicazione viene dalla ricorrenza del ventennale dalla prima edizione che viene festeggiato non solo con la ripubblicazione e con una nuova traduzione ma con una versione “annotata” dall’autore. L’effetto dei libri, con le note più o meno corpose a margine, è quello di una sorta di DVD di carta dove, proprio come nell’opera cinematografica presente sul supporto elettronico, si affianca, come bonus extra, il commento degli autori, attivabile in sincrono agli eventi che scorrono sullo schermo. È del resto tipico della strategia artistico commerciale di George Lucas non solo ampliare il suo universo fantastico, ma soprattutto “implementarlo”, migliorarlo, rilasciandone versioni aggiornate e potenziate. Già la trilogia originale è stata oggetto di un restyling in particolare con l’aggiunta di effetti speciali migliorati digitalmente e con la rilavorazione di girati non inclusi nella prima edizione delle pellicole ed ora, facendo seguito a La minaccia fantasma, tutta la saga rivedrà la luce cinematografica in veste 3D.

Timothy Zahn è un autore statunitense specializzato in “spin-off” da saghe fantascientifiche come Terminator e soprattutto Guerre Stellari. Se l’iniziativa potrebbe sembrare eccessiva per il livello artistico del prodotto, occorre considerare che se da noi la prima edizione della trilogia di Zahn non ha commosso critica e pubblico, negli Stati Uniti si è trattato di un successo editoriale di certo non indifferente: arrivato primo nella classifica dei best-seller del New York Times, l’Erede ha avuto numerose ristampe sia in edizione rilegata sia in paperback e insieme al resto della trilogia ha visto una piacevole versione a fumetti adattata dallo sceneggiatore americano Mike Baron (in Italia pubblicata nel 1999 da Magic Press). Ecco allora pienamente giustificata questa ripubblicazione arricchita della storia di alcuni dei personaggi più interessanti all’interno della saga di Star Wars non partoriti dalla mente di George Lucas: il Grand Ammiraglio Thrawn, uno dei pochi alieni giunto ai vertici della potenza militare dell’Impero che conta di distruggere l’ancora instabile Repubblica mediante non solo i sistemi rimasti fedeli all’Impero, ma anche grazie alle armi e ai progetti segreti dell’Imperatore; l’agente speciale dell’Imperatore Mara Jade, personalmente addestrata da Palpatine e a lui legata da un ambiguo ma profondo sentimento di devozione, tanto da giurare di vendicare la morte del suo mentore uccidendo Luke Skywalker. A far fronte ai piani di tali nemici troviamo un’ancora insicura Repubblica in cui Luke Skywalker cerca potenziali Jedi per rifondare i Cavalieri, mentre i coniugi Han e Leia devono prepararsi all’imminente arrivo di due gemelli.

Per quanto testi annotati non siano certo una novità (vedere ad esempio la recente splendida edizione della Divina Commedia pubblicata da Olschki), tale libro, proprio per l’accostamento ad analoghi prodotti digitali della saga, fa pensare a quali potenzialità potrebbe avere l’ebook se slegato dai (per altro fastidiosi ed inutili) vincoli del DRM. Addirittura si potrebbe pensare a ritornare – con mezzi adeguati – alla narrativa interattiva ipertestuale che aveva fatto parlare di sé alla fine degli anni ’80, grazie soprattutto all’opera di Michael Joyce, Afternoon. Non che l’Erede, per ora almeno, sia disponibile in ebook. Ma almeno Multiplayer.it prevede, oltre alla ripubblicazione di tutta la saga di Thrawn, la presentazione della nuova trilogia in cui Zahn riprende i suoi fortunati personaggi.

 Pubblicato su Alias del 16.02.2013