Recensione scritta per il Mucchio Selvaggio ma non pubblicata (grazie John!)


Stephen Woodworth Il killer del ricamo (Fanucci, € 16,50) pp. 281

Il killer del ricamo è il secondo libro della serie di thriller “parapsicologici” dedicata da Stephen Woodworth ai “viola”: esseri umani che possono “convocare” le anime dei defunti e farle testimoniare in tribunale contro i loro assassini. Il fatto che la vicenda di questo nuovo romanzo sia slegata da quello del precedente, I tuoi occhi viola, è contemporaneamente positivo e negativo. L’elemento negativo riguarda la mancata spiegazione del contesto (la possibilità di determinate persone di richiamare le anime dei defunti, la potenza ed onnipresenza del DACA, scuola per viola), elementi comunque compensati dal vantaggio del non dover dilungarsi in spiegazioni e far subito partire in quarta la vicenda dell’assassino seriale Victor Thresher, soprannominato “il killer del ricamo” per il suo godere nel creare complessi arabeschi tessili sui corpi delle sue vittime prima di ucciderle, incastrato dalla madre della protagonista e per questo motivo la ossessiona per tutta la vita. La figlia, Natalie Lindstrom, dopo aver abbandonato il ruolo ufficiale nella DACA dopo gli eventi narrati in I tuoi occhi viola, si ritrova improvvisamente di fronte alla morte della madre compiuto con lo stesso modus operandi di Thresher mentre cerca di aiutare il procuratore di Los Angeles ad incastrare un viola che si sospetta rendere falsa testimonianza.

Il romanzo dunque – come il più classico dei thriller – vede un serrato confronto tra Natalie e l’assassino, con quest’ultimo che minaccia lei e la sua famiglia per vendicarsi della madre, rea d’averlo fatto condannare. Solo che Thresher è uno spirito e per compiere i propri misfatti ha bisogno di un corpo, e non quello di un uomo o una donna qualunque, refrattari alla comunicazione con le anime dei defunti, ma quello di un altro viola. Ecco allora che il viola che gli da asilo è proprio quello che grazie a Thresher riesce a far scagionare l’assassino dei ricchi genitori o il ricco assassino di prostitute che ricambiano con laute ricompense. Per sconfiggerlo Natalie avrà bisogno dell’unica cosa di cui anche uno spietato serial killer ha paura, ma per farlo dovrà trovarla nella terra in cui vagano i defunti.

Recensione del primo volume della serie

Sito ufficiale della serie

Recensione di

Ti ricordi di Ida Durbin?

di James Lee Burke

dal Manifesto del 29/11/2006


Potrebbe far pensare a storie già scritte e già lette il fatto che al centro dell’ultimo romanzo di James Lee Burke – Ti ricordi di Ida Durbin? (Meridiano zero, 347 p., € 15,50) – ci sia un delitto che viene dal passato che i potenti di oggi cercano d’insabbiare. Del resto tutti i casi in cui Dave Robicheaux s’è imbattuto avevano questo cliché, quasi a mostrare che tutti i mali della Louisiana narrata da Burke hanno radici antiche, radici fatte di schiavitù, di sopraffazione, di odio razziale, di malavita organizzata.

Potrebbe ancor più indurre al sospetto il sapere che stavolta il detective cajun inventato dalla penna di Burke ha a che fare con un assassino seriale e che la soluzione, classicamente per i thriller di questo tipo, arriverà a poche pagine dalla fine, con il classico dettaglio apparentemente banale che fa scattare l’interruttore nella testa del detective innescando la travolgente corsa finale contro il tempo.

Ma se gli attrezzi del mestiere sono quelli risaputi, la maestria di Burke non sta tanto nel saperli usare nel migliore dei modi, ma al contrario quella di sapere quando essi vano deposti e occorre lasciare spazio ad altri. Magari meno precisi al fine di costruire una macchina letteraria per far soldi, ma più “sinceri” nel dipingere una terra quali gli Stati Uniti, il Sud degli stessi ed in particolare la Louisiana, che Burke mostra di amare senza però chiudere gli occhi di fronte a problemi e disparità. Prima fra tutte quella economica che ancora divide i bianchi ricchi proprietari terrieri del passato che ancor oggi mantengono la loro supremazia col petrolio o, come Valentine Chalons, con la propria capacità di manipolare i media dai neri poveri e sfruttati.

La storia vede Dave col fratellastro Jimmie ragazzi salvati da uno squalo durante una nuotata nel Golfo da una giovane e affascinante prostituta di nome Ida Durbin. Jimmie se ne innamora e vorrebbe scappare con lei in Messico, ma all’ultimo momento Ida viene rapita da due poliziotti corrotti al soldo dei mafiosi che la costringono a prostituirsi. Jimmie pensa sia ancora viva mentre Dave non la dubita morta e ne è ancor più certo quando anni più tardi il fratello di uno dei due poliziotti, in punto di morte, gli confida di essere stato testimone da ragazzo del suo rapimento e di averne visto il mandolino fracassato e impronte di sangue nella casa dove era tenuta prigioniera. L’ira di Dave si rivolge verso la famiglia degli Chalons, proprietaria di quella casa e in affari coi mafiosi che la sfruttavano. Ma la riaperta indagine su Ida Durbin s’intreccia con quella di un serial killer che stupra e ammazza donne bianche benestanti nel distretto di New Iberia. Il vortice di delitti e di rabbia mal repressa porta Dave a confrontarsi con la belva mai completamente sopita dell’alcolismo, ma anche a trovare una nuova compagna di vita.

Alla fine, ancora una volta, tutto si risolverà per il meglio, ed ancora una volta Dave sarà riuscito a mettere un piccolo sasso nelle ruote del sistema, mentre a fargli da coreografia sempre più apocalittica, lampi e uragani minacciano di strappar via quella terra anche a causa dell’incuria – ambientale – dei suoi padroni.

Sito di James Lee Burke: www.jamesleeburke.com/

Recensione di:
IL SANGUE DEI MARTIRI
di David Hewson
(dal Manifesto del 12 agosto 2006)

David Hewson è inglese e lavora per il Times, ma è anche autore di una serie di thriller ambientati in Italia. Fanucci ha appena pubblicato il primo in italiano: Il sangue dei martiri (425 p., € 17,50) dove Nicola – detto Nic – Costa, giovane investigatore della Polizia, si trova alle prese con un serial killer ossessionato dalle macabre morti dei martiri della Chiesa cattolica. Per il lettore italiano, sicuramente uno degli aspetti più interessanti del libro è vedere come Hewson abbia riproposto – da osservatore straniero – la realtà italiana. E quello che vi si può vedere riflesso è lo scandalo del Banco Ambrosiano e gli intrighi politico-finanziari legati alla Chiesa. Trasfigurato il Banco Ambrosiano nella Banca Lombardia, Hewson immagina che a capo di essa ci stia il cardinale americano Michael Denney, ricercato dalla polizia italiana e rifugiato in Vaticano, ma con una protezione sempre più evanescente da parte di quest’ultimo nei confronti sia della polizia sia della mafia con cui pure ha fatto affari. Ma il motivo della carenza di protezione da parte della curia non sono i malaffari quanto l’attiva vita sessuale del Cardinale ed il suo ricorrere a prostitute d’alto bordo per ingraziarsi partner d’affari e politici. Una di queste è Sara Farnese, giovane e affascinante studiosa di antichi codici presso la Biblioteca Vaticana, coinvolta nella serie di omicidi e sospettata dalla polizia se non dei crimini, per lo meno di essere a conoscenza di maggiori informazioni di quanto sia disposta ad ammettere. Nic Costa, integerrimo figlio di un vecchio e malato leader comunista, viene sviato dal fascino di Sara Farnese e fa fatica a riconoscerne il ruolo nelle trame ordite da Denney.

Il thriller si sviluppa seguendo le piste e le motivazioni dell’assassino, un parroco – Gino Fosse – in qualche modo legato anch’egli alle macchinazioni di Denney, e dello stesso Denney che pure in disgrazia continua a manovrare per cercare almeno di salvare la pelle. Ciò che invece si perde velocemente per strada è la verosimiglianza ed il contrappunto con l’Italia reale. L’esempio più evidente è la situazione di Alice Vaccarini, una delle vittime del killer. Nel romanzo viene descritta come esponente di spicco della forza politica Alleanza del Nord anche grazie alla sua vittoria in un collegio tradizionalmente ostile come Bologna, ma poi caduta in disgrazia per la diffusione della notizia della sua omosessualità con la conseguenza che anche lei si è messa a cercare favori per non affondare cadendo nella rete di Denney. Ma una situazione del genere non sarebbe mai potuta accadere perché una vicenda siffatta sarebbe stata raccolta al volo dai vari salotti televisivi in cui la deputata sarebbe stata praticamente invitata a vita. E anche le trame che hanno infittito la storia della nostra Repubblica sono analogamente semplificate e ridotte, giusto per infilarci la sensazionale rivelazione finale.

In conclusione si tratta di un thriller appassionate, ma l’ambientazione italiana è di puro comodo: potremmo immaginarci quasi la stessa storia in un qualsiasi altro paese del mondo.

Sito di David Hewson:

www.davidhewson.com/