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gennaio 7, 2017 Posted by | Uncategorized | , , , | Lascia un commento

Top ten musicale 2016

Carlo Bordone, sul suo blog, elenca i 50 album dell’anno. Incuriosito perché seguivo Bordone all’epoca in cui scriveva sul Mucchio, mi sono andato vedere l’elenco. Molti dei 50 titoli non li conosco neppure, ma che fa? Andiamoceli a scaricare! Mano a mano che scarico però aumenta la perplessità. Ora le classifiche sono fatte apposta per suscitare il giochino del “son d’accordo su questo ma io avrei messo anche quell’altro” da una parte e dall’altra de gustibus non est disputandum ma… non è che gli album proposti non mi piacciano (sarebbe legittimo, posso avere altri gusti) ma al contrario mi piaciucchiano. 2 esempi capitali (che anche per la mia storia di ascolti non potevo non conoscere) sono i Motorpsycho e Lucinda Williams. Certo la seconda ha fatto un doppio album prezioso ma nessuno dei due mi “aggancia” come avevano fatto altri album del rispettivo passato. Strano? E sì che quest’anno ho ricominciato ad ascoltare musica nuova in dosi significative. Perché allora non tediare gl’incauti internauti che incappino su questo post con la mia top ten musicale del 2016? Detto fatto non ci ho messo molto. E i dubbi li ho avuti sulle posizioni basse, ma non assolutamente su quelle alte, testimoni in almeno due casi di improvvisi innamoramenti musicali che mi hanno fatto ricercare la discografia completa degli artisti in questione.

Ma per cominciare vorrei offrire 3 video che – nonostante gli album in cui sono contenute le canzoni non mi convincessero appieno – sono state in heavy rotation sul mio Youtube e sull’autoradio:

CeuPerfume do Invisivel (dall’album Tropix della cantante brasiliana che unisce le melodie tipiche della sua musica tradizionale alle influenze del blues, del soul e nell’ultimo album anche della musica elettronica)

Ariana GrandeDangerous Woman (dall’omonimo album di quella che, partita con ruolo di svampita nelle serie per ragazzini della Disney, sta diventando una bomba sexy della musica pop statunitense ma che non manca di doti canore decisamente apprezzabili; ad esempio cercate la versione a capella di questa title track per verificare come anche senza rete Ariana riesca ad offrire una grandiosa performance)

Banks & SteelzGiant (come recita Allmusic, si tratta dell’improbabile collaborazione tra RZA dei Wu-Tang Clan e Paul Banks degli Interpol per un mix al fulmicotone tra metal melodico e hip-hop assassino; il resto dell’omonimo album non regge le aspettative ma la title track è imperdibile)

10) Life Is Strange Soundtrack

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Non l’album che ti aspetteresti di trovare in una top ten; non un album che riuscirai a recuperare facilmente. Si tratta infatti della compilation che fa da colonna sonora al bellissimo omonimo videogioco e che si trova come CD a se stante esclusivamente nell’edizione plus del videogioco stesso. All’interno di questa colonna sonora si trovano gruppi anche molto conosciuti come Sparklehorse e Mogway ma è il mood complessivo estremamente coerente e adatto all’atmosfera malinconica e riflessiva del videogioco a proporsi come perfettamente riuscito ed adatto anche al di fuori del videogioco per tutte le uggiose giornate di pioggia che ci troviamo davanti).

9) Amos Lee – Spirit

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Il colto Amos Lee da Filadelfia propone un album di jazz e di pop sofisticato riempito da una meravigliosa voce soul. Il classico disco che ogni volta che l’ascolti ti dice qualcosa di nuovo e di diverso.

8) Elizabeth Cook – Exodus of Venus

cook

Qualcuno potrebbe chiedersi perché lasciar fuori Lucinda Williams e mettere dentro Elizabeth Cook, dato che fondamentalmente le coordinati musicali sono simili (un country contemporaneamente roots e condito da dosi massicce di rock). Anche solo perché le aspettative per Lucinda sono comunque alte e per questo mi ha sorpreso di più Elizabeth. Che in realtà è un’artista che conoscevo già, avendo nella mia collezione il suo primo album Hey Y’all del 2002, un divertente saggio di una giovane cantante country che si esibisce spumeggiante nei classici recinti del genere musicale. Ne ho perso poi le tracce e mi son perso tre album: neanche tanti considerando i 14 anni trascorsi. Nel 2016 esce questo nuovo album della biondina spilungona della Florida. E, musicalmente, si sentono tutti, nel senso che il suono è adulto così come i testi (non è in questo album ma ci vogliono le palle, per una cantante country tutto sommato “tradizionale”, per proporre una canzone dal titolo Sometimes It Takes Balls To Be A Woman – da Balls del 2007) e in generale la riuscita delle canzoni. E quando parlo di country non penso ovviamente al pacchiume alla Garth Brooks (anche lui lo scorso anno ha fatto uscire un nuovo disco, ma penso di non essere riuscito ad ascoltarlo tutto dall’inizio alla fine neppure una volta), ma esattamente al quel posto magico in cui il folk incontra il rock.

7) Green Day – Revolution Radio

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Dopo Unos, Dos e Tres (il primo l’ho ascoltato giusto un paio di volte, il secondo ce l’ho lì ed il terzo manco l’ho scaricato) i Green Day tornano allo spirito e alle impostazioni melodiche e ideologiche di American Idiot. Non c’è forse la stessa compattezza di quell’album (ascoltato al punto da conoscerlo a memoria) ma almeno la direzione è quella.

6) The Kills – Ash & Ace

kills

Parlando dei Kills con un amico li ho definiti “punk” provocando sconcerto. Ma come punk?! Se sono l’apoteosi della fighettitudine?! Punk non nel senso di brutti sporchi e cattivi ma piuttosto di menefreghisti autodistruttivi musicalmente minimalisti (i famosi 3 accordi 3). Alla fine non sono i punk alla Rancid a fottere il sistema (anzi è il contrario: è il sistema che trasformandoli in moda fotte il loro ideale) ma sono i Kills che sfruttano il sistema dall’interno godendosela e buttando in faccia nichilisticamente al sistema stessa la merda che produce. Niente perciò di diverso dal solito. La riconferma che stanno bene, sono in forma, e musicalmente la loro anticrociata continua.

5) Red Hot Chili Pepper – The Getaway

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Josh Klinghoffer dimostra di non essere una meteora momentanea sulla scia di Frusciante ma di sapersi perfettamente integrare col trio storico Flea-Kiedis-Smith. E i Peppers continuano a fare musica perfettamente riconoscibile e contemporaneamente diversa da quella di tutti gli altri, compresi quelli che potrebbero essere anagraficamente figli loro. Divertentissimo il gioco coi figli di tenere il tempo su Dark Necessities. By the way, stupendo questo video per rappresentare donne non in un contesto ipersessualizzato, ma piuttosto come skaters, come le donne con le palle (di cui cantava la Cook) che mostrano non tette o culi ma abrasioni e ferite da tricks.

4) KT Tunstall – KIN

tunstall

Scozzese, realizza con KIN un album di canzoni belle ed efficaci. Ma il meglio lo da in concerto, soprattutto quando si esibisce in strabilianti performance da one woman band.

3) Kiiara – Low Kii Savage

kiiara

Kiiara (al secolo Kiara Saulters) è una ragazzina di 21 anni dell’Illinois (speriamo non faccia parti dei noti nazisti di quelle parti…) e Low Kii Savage è un EP. Nonostante ciò una volta sui riproduttori è difficilissimo passare ad altro. Fulminante il singolo Gold che sembra “sgocciolare” pattern musicali per tutta la canzone, ma non da meno sono le altre 5 canzoni di cui citerò solo Tennessee. Se a 21 anni fai una cosa del genere, sostanzialmente un promo a livello di industria musicale, o diventi un dio della musica o sarai maledetto nei secoli. Ogni mio augurio a Ki(i)ara che per lei si aprano le porte dell’empireo!

2) Lydia Loveless – Real

loveless

Lydia Loveless (al secolo Ankrom – e obiettivamente si può capire perché un cognome del genere abbia bisogno d’essere cambiato…) è un’altra ragazza di soli 5 anni più “anziana” di Kiiara, ma con al suo attivo già 4 album che possono essere ascritti all’area alt-country. Nel 2011 avevo acquistato il suo secondo album – Indestructible Machine, il primo, se non erro, ad avere distribuzione internazionale – e mi aveva impressionato l’energia, non purtroppo la capacità di “costruire” canzoni memorabili. Col secondo album migliora e col terzo le sue canzoni sono praticamente perfette: un mix di sonorità roots e di energia rock combinate dal fuoco di una giovane e trascinante personalità.

  1. Haley Bonar – Impossible Dream

bonar

E qui arriva il vero amore. Non conoscevo prima d’inciampare nel suo ultimo album Haley Bonar, non avevo mai ascoltato prima qualcuno dei suoi precedenti 5 album. Ma quando ho ascoltato Impossible Dream l’ho poi riascoltato e riascoltato e riascoltato e riascoltato… fino a quando ho deciso di recuperare anche gli album precedenti di Haley (finora sono però riuscito a recuperare solo penultimo – Last War – e terzultimo – Golder) e finora nessuno è risultato inferiore alle aspettative. Il folk-rock di Haley è impreziosito da una voce stupenda e da canzoni semplicemente perfette, in bilico tra gioia e malinconia.

gennaio 7, 2017 Posted by | musica | , , , , | Lascia un commento